Da domani al Biondo di Palermo il Pirandello firmato Fabrizio Falco

Fabrizio Falco

Fabrizio Falco

Lo abbiamo subito amato sul grande schermo nel film di Daniele Ciprì “È stato il figlio” ma anche ne “La bella addormentata” di Marco Bellocchio, andati entrambi in concorso alla 69° Mostra del Cinema di Venezia, grazie ai quali ha conquistato il “Premio Mastroianni” come attore emergente. Nel 2009, però, era stato finalista al Premio nazionale delle Arti, mentre nel 2013 ha avuto una nomination al Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista. Messinese di nascita, ma palermitano nel cuore e nei fatti, Fabrizio Falco è uno di quei giovani che ha dovuto lasciare la sua città per dimostrare che avere passione per qualcosa, unita in questo caso anche al talento, poteva trasformarsi in quello che in molti desiderano, cioè il lavoro dei propri sogni.

L’amore per Luigi Pirandello, però, al quale si é dedicato da tempo – prima interpretando il figlio, nella messa in scena di Luca Ronconi “In cerca d’autore. Studio sui sei personaggi”, poi registrando l’audiolibro “Pensaci Giacomino! e altre novelle” – lo sta riportando nella sua città dove da domani, martedì 4, a domenica 16 marzo, sarà al Teatro Biondo con “Partitura P”, Uno studio su Pirandello, diretto, adattato e interpretato da lui stesso. Un lavoro in cui il variare della sua recitazione restituisce, in un unico flusso evocativo, le novelle “La morte addosso” (conosciuta anche come “L’uomo dal fiore in bocca”), “Una giornata” e “Il treno ha fischiato”. Tre stati d’animo, tre tempi diversi, accostati come fossero movimenti di un unico concerto sinfonico. Un inizio ossessivo, scandito dal tic tac di una pendola metafisica, che si stempera in un adagio centrale (la sospensione incredula di un uomo che ha smarrito la propria identità), per poi terminare nell’allegro vorticoso del finale, dove il fischio del treno risveglia all’improvviso la coscienza sopita di Belluca, svelandogli il mondo dimenticato.

“E’ ovvio che sono emozionato per essere nuovamente a casa mia – spiega il giovane artista, mentre a Milano sta provando lo spettacolo che domani porterà sulle scene del capoluogo siciliano – anche perché la sento come responsabilità. Questo è uno spettacolo che nasce dal lavoro fatto con Ronconi che d’estate riprendevamo a cicli, facendo ogni volta un pezzetto nuovo. L’abbiamo messo in scena a Spoleto, poi in diverse altre città. Mi sono sempre più appassionato alla lingua di Pirandello e ho voluto continuare ad approfondire i suoi scritti”.

L’audiolibro ha sicuramente contribuito ad avvicinare ancora di più Fabrizio Falco allo scrittore agrigentino, facendoglielo amare per il suo stile ma anche per il suo modo di raccontare e fare interagire i suoi personaggi, ogni volta sempre più oltre tutto e tutti.

“La scelta di queste tre novelle per lo spettacolo non è stata casuale, ma assolutamente meditata. Le ho messe insieme perché ho sin da subito creduto che potessero funzionare, rappresentando un percorso di scrittura che racconta una realtà nella quale i personaggi non si identificano, ma vanno alla ricerca di se stessi, anche in maniera meno logica e irrazionale. Non so perché, ma funzionano molto bene insieme. Grazie, poi, al respiro musicale dato alla partitura da Angelo Vitaliano, siamo riusciti a realizzare quel lavoro di drenaggio che determina la funzionalità del testo. Senza contare la magia delle luci di Daniele Ciprì e la qualità dei costumi di Marina Tardani”.

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Una scena dallo spettacolo

E’, comunque, affidata tutta all’attore, in questo caso anche nei panni di regista, una messa in scena che crea un rapporto intimo con il pubblico, lasciando alla recitazione pura la magia del momento, scelta non facile da adottare soprattutto come primo lavoro, peraltro di una tale portata”.

Un’emozione più che doppia quella di realizzare un lavoro che spicca il volo proprio da Palermo.

“Ci vuole forse la faccia tosta di azzardare, però diversamente non si farebbe nulla. Palermo è una bella città, ma non per lavorare come si riesce a fare altrove. Per esempio, sino alla fine di gennaio siamo stati a Milano con “La celestina” di F.De Rojas, diretta da Luca Ronconi, ed è stato un successo. Certo, si tratta del teatro più importante d’Italia e di una produzione come quella del Piccolo. E’ comunque una delle situazioni migliori che puoi trovare nel panorama teatrale”.

Quanto è stata dura lasciare la tua città?

“Il percorso che ho fatto è stato duro, ma sono stato anche molto fortunato perché ho lavorato con artisti importanti che mi hanno dato tanto. Esperienze che a Palermo non avrei mai potuto fare per diversi motivi. In questa occasione torno cambiato, cresciuto, pronto a confrontarmi. E’ una continua sfida perché non c’è nulla di scontato. Bisogna, infatti, avere sempre l’umiltà di mettersi in gioco”.

Dopo il capoluogo siciliano, quali sono i tuoi programmi?

“Devo girare il film dei Fratelli Taviani, “Meraviglioso Boccaccio”, le cui riprese cominceranno ai primi di aprile. Farò la parte del novellatore del gruppo dei ragazzi che vanno in campagna per scappare dalla peste di Firenze. Lavorerò insieme ad attori come Kim Rossi Stuart, Paola Cortellesi, Riccardo Scamarcio, ma anche tanti altri. Veramente una bella parte. Per il resto, si muovono tante cose, ma nulla ancora da annunciare ufficialmente”.

 

Gilda Sciortino

 

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