Buon compleanno, Nino. Il padre Vincenzo: al più presto la verità sul delitto Agostino

Ida Castelluccio e Nino Agostino

Ida Castelluccio e Nino Agostino

Vorremmo dire “oggi compie”, purtroppo non sempre la vita va come ci piacerebbe andasse. Ecco perché ci tocca dire oggi avrebbe compiuto 53 anni Antonio Agostino, Nino per tutti.

Agente di Polizia alla Questura di Palermo, il 5 agosto del 1989 viene assassinato insieme alla dolcissima moglie, Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima e incinta di cinque mesi. Li uccidono a Villagrazia di Carini, mentre stanno per fare ingresso nella villa di famiglia dove avrebbero festeggiato il compleanno di Flora, sorella di Antonino, oggi attivamente impegnata con Libera sul fronte dell’impegno per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie. Venti i proiettili che colpiscono Nino, uno solo quello che segna la morte di Ida. A nulla, però, valse l’immediato intervento della famiglia, uscita di casa appena uditi gli spari.

Venticinque anni sono passati da quel tragico giorno e ancora non ci sono i nomi dei mandanti nè quelli degli esecutori di questo omicidio, per il quale invece vige un “segreto di Stato” inaccettabile, inconcepibile per un Paese, per un popolo che anela giustizia e verità su questo e tanti altri delitti eccellenti, sui quali negli anni è calato il velo del silenzio.

La stessa verità che chiede da quel giorno Vincenzo, il padre di Antonino, decidendo di non tagliarsi più la candida barba sino a quando non sarà fatta luce su quanto accaduto. Al suo fianco sempre la moglie Augusta, tanto dolce e riservata quanto inscalfibile roccia, sicuro riparo e sostegno non solo morale per una battaglia epica. E se non fosse stato per loro, quasi sicuramente il delitto sarebbe stato uno dei tanti della nostra terra che, come per Giovanni Falcone, ha avuto come conseguenza diretta anche la morte della propria compagna di vita. Come per Paolo Borsellino, poi, la cui agenda rossa venne fatta sparire lo stesso giorno della strage, la notte della morte di Nino alcuni ignoti “uomini dello Stato” entrarono nella sua abitazione e fecero sparire alcuni appunti riguardanti le importanti indagini che stava conducendo in quel momento Agostino. Per esempio, sul fallito attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone. Era, infatti, il 21 giugno dell’89 quando alcuni agenti di scorta (tra cui proprio Nino) trovarono, sul tratto di spiaggia dove il giudice aveva una villa, un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo.

Il giorno del suo funerale, il 10 agosto 1989, lo stesso Falcone disse a un amico commissario, presente insieme a lui al funerale: «Io a quel ragazzo gli devo la vita». Il collaboratore di giustizia Oreste Pagano ha, per esempio, dichiarato che Nino era stato ucciso perché «voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della Questura di Palermo. Uccisero la moglie perché anche lei sapeva».

Dichiarazioni che dovrebbero portare a volere alzare il velo sul “segreto di stato” che impedisce di fare chiarezza su questi due omicidi. Un mistero che da quel giorno vede Vincenzo, il padre di Nino, sicuramente appesantito dagli anni ma per nulla privo di energia e determinazione, presente in ogni dove per chiedere che venga fatta finalmente luce. Tornando a chiedere in questi giorni, con una lettera che verrà presentata prossimamente al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, “che possa finalmente cadere il Segreto di Stato posto nel 2005 sulle notizie che sono fondamentali ai magistrati della Procura di Palermo per proseguire le delicate indagini sull’omicidio”.

Richiesta avanzata anche in un recente incontro che Vincenzo ha avuto con Papa Francesco in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno che Libera celebra ogni anno il 21 marzo. Quest’anno, l’appuntamento è stato il 22 a Latina e, insieme a don Luigi Ciotti, il papà di Nino ha avuto modo di incontrare il Santo Padre.

Da sinistra: Papa Francesco. don Luigi Ciotti e Vincenzo Agostino

Da sinistra: Papa Francesco. don Luigi Ciotti e Vincenzo Agostino

«Gli ho stretto e baciato la mano. Gli ho detto che dobbiamo riuscire a toccare il cuore degli uomini, e lui mi ha risposto che è vero. Non credevo potesse accedere. Ho incontrato l’ uomo più potente del Pianeta. Una figura così forte che mi ha segnato fortemente. In questa occasione ho affermato che abbiamo conquistato uno Stato, il Vaticano, ma che ora spetta a Roma aprire i cassetti e gli armadi per fare uscire fuori tutti gli scheletri. Dall’89 porto avanti questa battaglia. Oggi c‘è un pentito che collega la morte di Nino al fallito attentato dell’Addaura. Emerge anche che, nel delitto Moro, i servizi segreti deviati proteggevano i terroristi. Sembra pure che la “trattativa” abbia avuto inizio proprio allora. Ci rendiamo conto del Paese in cui viviamo?».

Difficile arrendersi a una tale evidenza dei fatti, non sapendo chi e come ha ucciso il proprio figlio. Così com’è quasi impossibile svegliarsi il giorno del suo compleanno con la consapevolezza ce non c’è più. E non perché te l’ha portato via una brutta malattia o un incidente che non si poteva evitare. Nino è scomparso nel modo più brutto in cui qualcuno può essere sottratto ai propri affetti, ma ancora di più doloroso è il non potere avere risposte sul perché sia stato necessario patire tanto dolore. Ecco perché non possiamo e non vogliamo parlarne al passato.

A noi piace ricordare Nino ancora oggi, e proprio oggi augurargli “buon compleanno”, come se fosse ancora accanto a noi, come se continuasse a condividere la sua vita con Ida, con il suo bambino, con gli affetti a lui più cari. Quindi, Buon Compleanno Nino, da tutti noi perché non ti dimenticheremo mai. Neanche quando la verità sarà finalmente chiara, lampante e sotto gli occhi di tutti.

Gilda Sciortino

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