La devozione per Totò Riina ai tempi di Facebook. L’ennesina pagina sul social network gli esprime amore e ammirazione

RiinaDopo poco più di un giorno, sono più di 40 e continuano a crescere coloro i quali stanno apprezzando, dimostrandolo con post, fotografie, video e canzoni, la pagina Facebook intitolata “U re ri Corleone”.

Che, anche se dovesse sparire nel giro di poco tempo, le frasi che inneggiano al valore di uomo, come colui il quale da mesi invia minacce di morte all’indirizzo di Nino Di Matteo, non fanno stare tranquilli.

Niente di che, almeno a prima vista, ma sempre rivelatori di un gradimento che non si capisce bene nei confronti di quale qualità umana in possesso di chi ha deciso a tavolino gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche di molti altri nel passato: dal colonnello Giuseppe Russo al commissario Beppe Montana e a Ninni Cassarà, da Piersanti Mattarella e Pio La Torre e Michele Reina, passando dal giudice Antonino Scopelliti al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sino al capo della mobile Boris Giuliano e al professor Paolo Giaccone. Solo per fare qualche nome.

E’ chiaro che di quanto accaduto e delle responsabilità in tal senso che ha “Totò u Curtu”,  al misterioso creatore della pagina Facebook può interessare molto poco. Fa, quindi, rabbrividire leggere frasi che denunciano un interesse per la salute di Riina, come anche per la qualità del suo sonno, per quello che mangia a pranzo e a cena, al pari di qualunque altro cittadino.riina totò

Rispetto proprio alle nottate che si vorrebbero serene per il capo di cosa nostra, ormai un carcere dal 15 gennaio del ’93, condannato all’ergastolo senza possibilità di vedere più il mondo se non attraverso una finestra a scacchi, forse dovrebbero parlare i familiari di tutte le sue vittime: i genitori di Emanuela Loi, quelli di Claudio Traina o di Vito Schifani, per riferimenti più vicini ai giorni nostri, senza nulla togliere a un passato che ancora oggi pulsa nelle nostre vene. Dal 1992, le loro notti non sono più le stesse, avendo costantemente nelle orecchie il rumore assordante dei boati che dilaniarono prima Capaci e poi via D’Amelio.

Ne sa qualcosa Giuseppe Costanza, l’autista di Giovanni Falcone che sopravvisse alla strage per il semplice scambio di posto con il giudice alla guida della macchina che li stava portando dall’aeroporto a Palermo. Ancora oggi, quando sente lo scoppio di una marmitta o di un petardo, per esempio durante le festività natalizie, sussulta, in un primo momento senza capire perché. Gli basta, però, poco per spiegarsi quella reazione.

Fa, dunque, male leggere frasi del tipo: “Sicuramente sta dormendo adesso zu toto’…gli auguro una felice nottata. Che Dio la benedica durante questo cammino”. Oppure, chiamare in causa la fede: “Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi”.

Basta, poi, un veloce giro sull’amato/odiato social network per capire che, a esprimere il proprio gradimento rispetto a tali affermazioni, sono persone per le quali la violenza fa parte della loro vita. Gettonatissimo, e come non esserlo, il Padrino e tutte le sue declinazioni, prima tra tutte la colonna sonora, “The GodFather Theme”, riproposta in italiano in versione “Parla più piano”. Che potrebbe anche riferirsi alle intercettazioni sulle rivelazioni fatte in carcere da Riina a un altro capomafia, Alberto Lorusso, personaggio di spicco della Sacra corona unita. A riprova di ciò, la presenza, sulla stessa pagina, del relativo video.

riina e provenzanoChe dire ancora? Solo che, da questi episodi, sembra che l’inversione di tendenza, rispetto a tutto quello che ha determinato la caduta libera di una terra come la Sicilia, per larghi strati della popolazione non ci sia stata. Certo, nessuno ha mai pensato che la presa di coscienza della società civile, soprattutto all’indomani delle due stragi, dovesse essere condivisa da tutti, ma che sorgano piattaforme di discussione di questo genere questo no.

E se qualcuno crede che abbia un alto valore morale il fatto che Totò Riina “ha cominciato come soldato e in poco tempo è finito per essere il re dei boss. Unico e solo, il grande”, bisogna serrare le fila e intensificare il lavoro che si sta compiendo sul territorio, a partire dalle scuole elementari e medie, sino al coinvolgimento di quanti, quando passano davanti ai banchetti delle associazioni di volontariato o anche a quelli di realtà come Scorta Civica, si girano dall’altra parte o si mettono improvvisamente le mani in tasca, come se qualcuno stesse loro chiedendo la dichiarazione dei redditi per appropriarsi di parte del proprio patrimonio.

Ecco, dunque, cosa dovrebbe fare la società, per esempio quella composta da professionisti, persone culturalmente in grado di determinare il cambiamento: interessarsi, osservare ciò che succede attorno a noi e assumersi delle responsabilità. Per fare in modo che chi non possiede quel bagaglio culturale e gli strumenti per capire, per esempio proprio quanti plaudono alla nascita di pagine come quella dedicata al “capo dei capi”, possa essere guidato e sostenuto nel processo di comprensione e di presa di coscienza.

Chi, poi, si preoccupa di quanto potrà costargli tutto questo, stia tranquillo perché l’unico investimento da fare sarà quello della scesa in campo e dell’abbandono dell’indifferenza, in maniera più o meno belligerante. Sta solo alla propria coscienza decidere da che parte stare. Perché da una parte si deve pur stare.

Gilda Sciortino

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