Dalla Cala di Palermo a Mondello a vele spiegate per affermare legalità. Anche la Lega Navale di Palermo ricorda il giudice Giovanni Falcone

La Cala di Palermo

La Cala di Palermo

Se chiedi agli esperti, ai veri lupi di mare, ti diranno che la pioggia e un vento leggero 6/8 nodi ha reso la competizione molto tecnica. Quelli meno “esperti”, amanti del mare per il semplice fascino che questo elemento ha da sempre in ognuno di noi, risponderanno che se la sono goduta proprio tutta questa “Regata della legalità”, organizzata dalla Società Canottieri Palermo e dai Circoli Riuniti della Cala, insieme alla Lega Navale Italiana.

Un’esperienza emozionante sotto tutti i punti di vista, che ha consentito a chi era sulla Tandico (acronimo di Tancredi, Diandra e Costanza, i figli di Leandro Pantaleo e Francesco Favazza, i proprietari di questa imbarcazione sulla quale la Lega Navale di Palermo organizza tante iniziative) di solcare le onde del mare liberi da tutto, attraversando avventurosamente il tratto di costa palermitana compresa tra la Cala e Mondello sotto la bandiera della legalità.

E si, perché la regata è stata una delle innumerevoli iniziative di questo 22° anniversario della strage di Capaci, anche perché tra le tappe toccate dalle barche in viaggio c’è stata la villa dell’Addaura nella quale il giudice Giovanni Falcone amava trascorrere la sua estate, peraltro obiettivo del fallito attentato. Veramente triste vederla cadente, vandalizzata e dimenticata da tutti.

Trentaquattro in tutto le barche con oltre 200 regatanti, che hanno partecipato a quella che è anche stata una gara inserita nel calendario della Federazione italiana Vela della settima zona Sicilia, all’interno del Campionato Primavera.questa

«Certo, quando ho visto come si è svegliata la giornata – afferma Beppe Tisci, presidente della Lega Navale di Palermo – mi sono preoccupato un poco perché il tempo volgeva veramente al peggio. Pian piano, però, mi sono reso conto che le condizioni potevano consentire di uscire in mare, confortato anche dall’entusiasmo di tutti i partecipanti».

Sulla Tandico ovviamente non si è parlato di agonismo, ma di semplice voglia di viaggiare leggeri, accompagnati dalle onde del mare ma anche dalle considerazioni sulle condizioni in cui versano le nostre acque, complice la presenza del biologo marino Cristoforo Grotta. La “navigata” esperienza di Leandro e di Francesco, poi, hanno reso il tutto ancora più semplice, anche quando il vento è cominciato a calare e la barca ha proceduto più lentamente del solito. La collaborazione di tutti, però, così com’è d’obbligo su ogni imbarcazione, ha consentito di governare al meglio le vele, andando avanti allegramente e serenamente.

Torniamo, però, alla gara, combattuta per tutta la traversata dalle altre barche.

«Nella prima prova “Palermo-Addaura-Mondello” – spiega Tisci – tra i big (Crociera/Regata) molto bella è stata la lotta tra Alvarosky e Obi One. Quest’ultima, alla fine, ha vinto la regata con un passo straordinario e manovre perfette. Nella seconda, “Mondello – Palermo”, invece, tutte le imbarcazioni che hanno scelto il bordo a terra sono rimaste indietro rispetto al resto della flotta, che si è tenuta più al largo. Ne sa qualcosa Cochina, partita davanti a tutti, che ha ceduto passo e, alla fine, ha chiuso terza, dietro i soliti Obi One e Alvarosky».

questaaMa vediamo di essere più precisi, con gli arrivi per ogni categoria.

Nella “Crociera Regata”, si è classificato primo il Bud 37 “Obi One”, armato dal Velaclub Palermo, con al timone Maurizio D’amico, prototipo del quale esistono solo due esemplari, progettati dallo studio Inzerillo-Albeggiani (lo stesso dei gioiellini Azzurra 600 della Lega Navale); 2°, il Gran Soleil 40 “Alvarosky” di Francesco Siculiana; 3°, il First 40 “Cochina” di Piergiorgio Fabbri.

Nella categoria “Crociera Regata Senior”, primo posto al “Sole di Giada” di Carlo Bruno. Primo, nella categoria “Gran Crociera”, il “Wireless” di Ugo Salmeri, mentre nella “Beneteau 25” il “Giuggiola”.

La categoria “Azzurra” ha premiato come prima arrivata la “Azzurra 3″, capitanata da Carlo Levantino; nella “Meteror”, la “Margot” di Dario Gueci; infine, nella categoria “Veleggiata”, la “Shedsea” di Giuseppe Guardì.

Piazzamenti combattuti e meritati che, però, come si suole tra veri sportivi, sono stati condivisi da tutti quanti. Festeggiando insieme, sia durante l’attesa della premiazione, sia subito dopo insieme alle associazioni e sponsor della manifestazione. Tra cui c’erano anche i ragazzi del gruppo facebook “M.R.N.”, rappresentati sulla Tandico da Massimiliano Carcia.

«E’ stata una mattinata veramente speciale – commenta lo stesso Carcia – che ci ha visto condividere un’esperienza unica. La dimostrazione che il mare è energia e la trasmette a chi lo ama e ne ha rispetto. Un equipaggio speciale, quello del quale ho fatto parte».

Ad attendere i “marinai” all’arrivo dalla regata c’erano anche i clown dell’associazione “Ridi che ti passa”, che hanno animato tutto il pomeriggio, così come fanno quando vanno a fare visita agli ammalati nelle corsie e stanze degli ospedali palermitani.

«Si, una bella energia – aggiunge Nicolò Sanacore, uno delle anime di “M.R.N.” – che si determina quando la voglia di fare del bene anima tutti. Devo dire grazie anche a Libera con cui abbiamo già organizzato altre iniziative, presente con i suoi prodotti provenienti dalle terre confiscate alla mafia, dalla cui vendita abbiamo ottenuto una piccola somma che abbiamo donato all’associazione “Le Aquile di Palermo – Onlus”, composta da giovani che giocano a basket sulle carrozzine elettriche. E’ stato un momento di festa per tutti, sancito dalla degustazione di cibo e dalla possibilità di provare i raffinati sigari, offerti dalla prestigiosa tabaccheria Carlo Riggio nell’angolo predisposto nella sede della Lega Navale, sempre alla Cala, esaudendo anche tante curiosità sulle pipe e i tabacchi pregiati. Una gioia per tutti».

Da sinistra: Francesco Favazza e Leandro Pantaleo

Tirati, diciamo così, i remi in barca, salutati armatori e regatanti, ma soprattutto la Tandico, si è andati ad archiviare una giornata che ha suscitato emozioni in tutti. Non solo in coloro i quali hanno vissuto questa esperienza per la prima volta, complice il senso di legalità che li ha spinti e motivati, ma anche quanti il mare lo abitano per 365 giorni l’anno, condizioni climatiche permettendo, e il sapore del sale sulla pelle condisce anche il resto della loro vita.

Perché chi ama profondamente uno dei più affascinanti elementi della natura sa bene che farà per sempre parte della sua esistenza e la condizionerà profondamente, consapevole allo stesso tempo che, grazie a esso, potrà superare ogni difficoltà e affrontare la vita per come è giusto che sia: avventurosamente, coraggiosamente, ma anche e soprattutto in maniera paziente e rispettosa. Come non sempre si riesce a fare quando i piedi toccano terra.

Gilda Sciortino

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