Una serata dedicata a Chinnici a 31 anni dalla sua morte. Paparcuri: quali sono i criteri adottati per le vittime?

Rocco ChinniciEra il 29 luglio del 1983 quando una Fiat 126 imbottita di esplosivo esplodeva in via Pipitone Federico, provocando la morte di Rocco Chinnici, del maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e dell’appuntato Salvatore Bartolotta, questi ultimi due componenti della scorta del magistrato.

Rimaneva ucciso anche Stefano Li Sacchi, il portiere dello stabile dove abitava il magistrato, mentre riusciva a salvarsi Giovanni Paparcuri, l’autista.

Così come successe a Giuseppe Costanza, l’autista di Giovanni Falcone. Entrambi, infatti, oltre a dovere portarsi dietro le conseguenze fisiche e psicologiche delle tragedie vissute, hanno sempre combattuto contro quella mancanza di sensibilità che relega a vittime di serie B coloro che, come loro, vivevano in un certo senso nell’ombra delle persone con le quali lavoravano, ma per le quali era veramente importanti.

Premesso che non voglio fare nessuna polemica – scrive in questi giorni su un social network proprio Paparcuri – voglio solo raccontare una piccola cosa che sottolinea queste differenze, chiamiamole anche sfumature. Intanto, se non fosse per pochi “intimi”, il consigliere Rocco Chinnici sarebbe un illustre sconosciuto. Dico anche che, se esistono queste disparità, una buona parte delle responsabilità è delle istituzioni. Io, per esempio, ho ricevuto la medaglia d’argento al valor civile, ma solo dopo essermi mosso io stesso. Non capisco, però, perché ad altri feriti, in altrettante stragi, hanno dato quella d’oro. Vorrei proprio capire quale criterio è stato adottato. Perché questa differenza?”.

Bella domanda, non unica nel suo genere perché la sua è una storia che purtroppo si è ripetuta con altri, non facendo comprendere il perché di certi trattamenti. Tra le altre cose, nella pagina delle onorificenze che si trova sul sito del Quirinale, sino al 2012 sotto al nominativo di Giovanni Paparcuri non c’era scritto proprio nulla, così come lo stesso Quirinale non aveva neanche una copia del decreto di conferimento di questa onorificenza. Misteri tutti italiani che, si spera, un giorno verranno svelati.

Con Giovanni Paparcuri, sempre che lui lo vorrà, si potrà parlare alle 21 di domani, domenica 27 luglio, alla Galleria d’arte moderna in occasione della serata- ricordo dedicata al 31° anniversario di quella strage.

A coordinarla sarà suor Fernanda Di Monte, della Libreria Paoline di Palermo. Insieme a Fabio De Pasquale ed Eleonora Iannelli, autori del libro “Cosí non si può vivere. Rocco Chinnici: la storia mai raccontata del giudice che sfidò gli intoccabili”, ci saranno: Caterina Chinnici, la figlia del Consigliere Istruttore; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, appena designato Procuratore aggiunto di Palermo dal Csm, Salvatore De Luca; l’ex capo della sezione omicidi della Squadra Mobile di Palermo, Francesco Accordino; padre Nino Fasullo, direttore della rivista “Segno”.

Un evento che ricorderà quanto fu impotante il ruolo di colui il quale è considerato il padre del Pool Antimafia, avendo chiamato a se magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello. Un magistrato per il quale i giovani erano essenziali nella lotta alla mafia; infatti fu il primo a parlare agli studenti di questo tema.

Una figura emblematica, da non potere dimenticare se vogliamo comprendere veramente i processi e le dinamiche che ha avuto nel tempo cosa nostra.

Gilda Sciortino

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