Riina minaccia di morte don Ciotti perché come padre Puglisi. Gregorio Porcaro: «Entrambi “interferivano” come preti di strada»

Gregorio Porcaro

Gregorio Porcaro

«Così come padre Puglisi, anche don Ciotti è un prete di strada. Avevano, infatti, entrambi la stessa fame e sete di giustizia che muoveva i passi di Gesù. E’ chiaro che minacce come quelle di cui siamo venuti a conoscenza trovano fondamento nel lavoro che don Luigi porta avanti nel territorio, al pari di quello di Pino Puglisi, rendendo concreta quella chiesa “che interferisce”, a cui accenna lo stesso Ciotti».

A parlare così è Gregorio Porcaro, che con don Pino Puglisi divise gli ultimi anni di sacerdozio a Brancaccio. Del parroco ucciso dalla mafia il 15 settembre del ’93 è stato vice, spostandosi dopo la sua morte all’Acquasanta, dove si è occupato in particolar modo dei giovani del quartiere. Oggi ha lasciato il sacerdozio, fa l’insegnante e veste i panni di uomo comune, sempre fortemente legato alla Chiesa, ma con una sua famiglia unita e solidale. Forti e determinanti i suoi interventi, quando lo chiamano a portare la sua testimonianza nelle scuole e tra i ragazzi.

Doloroso anche per lui sentire quanto Riina abbia detto rispetto alla sorte che secondo il boss di cosa nostra dovrebbe toccare al presidente di Libera, anche se è fortemente convinto che si stanno adottando tutte le misure necessarie a proteggerlo.

«L’abbiamo capito ora perché, una delle ultime volte che è stato a Palermo, il livello di protezione era più alto del solito. Quando penso a don Ciotti, da sempre il pensiero mi va anche a don Puglisi, come pure a don Beppe Diana. La storia ci dice le mafie cominciano ad alzare la testa quando non controllano più territorio ed economia. Hanno più paura perché, nel momento in cui i semi cominciano a sbocciare, possono perdere il predominio. Ecco perché uno come Totò Riina può decidere che un uomo come Luigi debba essere ucciso».

Gregorio Porcaro e i ragazzi di Libera

Gregorio Porcaro e i ragazzi di Libera

E’ chiaro che quando si parla di economia, nel caso di Libera, si parla di beni confiscati, terre e immobili che l’associazione da anni gestisce immettendo ricchezza legale e pulita nel territorio.

«La determinazione nel portare avanti la loro missione è quello che ha sempre accomunati entrambi. E’ del resto la determinazione di chi ama la giustizia e che Pino Puglisi ha messo in pratica a Godrano come a Brancaccio, mentre Luigi Ciotti ovunque nel nostro Paese».

La preoccupazione di queste ore è chiaramente alta, anche perché le esternazioni di Riina, fatte durante l’ora d’aria al boss pugliese Alberto Lorusso, sono state molto chiare («Questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi, putissimu pure ammazzarlo»), ma lui stesso cerca di tranquillizzare quanti in queste ore non sanno cosa stia succedendo, ribadendo che, solo grazie alla sinergia tra volontà che tendono al bene, si può fare la differenza.

Don Luigi Ciotti

Don Luigi Ciotti

«Le minacce di Totò Riina dal carcere sono molto significative. Non sono, infatti, rivolte solo a “me”- scrive don Luigi Ciotti – ma a tutte le persone che in vent’anni di Libera si sono impegnate per la giustizia e la dignità del nostro Paese. Cittadini a tempo pieno, non a intermittenza. Solo un “noi” – non mi stancherò di dirlo – può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile. Le mafie sanno fiutare il pericolo. Sentono che l’insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio».

Minacce, che sono la prova che questo impegno è incisivo, graffiante, toglie loro la terra da sotto i piedi, richiamando per questo la politica alle sue responsabilità.

«Noi siamo giornalmente al fianco delle famiglie delle vittime, di chi attende giustizia e verità, ma anche di chi, caduto nelle reti criminali, vuole voltare pagina, collaborare con la giustizia, scegliere la via dell’onestà e della dignità. Molti familiari vanno nelle carceri minorili, dove sono rinchiusi anche ragazzi affiliati alle cosche. La politica deve, però, sostenere di più questo cammino. La mafia non è solo un fatto criminale, ma l’effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune».

Numerosi i provvedimenti urgenti da intraprendere e approvare senza troppe mediazioni e compromessi. Ad esempio, quello sulla confisca dei beni, doppio affronto per la mafia, come anche le parole di Riina confermano.

«Quei beni restituiti a uso sociale – prosegue il presidente di Libera – segnano un meno nei bilanci delle mafie e un più in quelli della cultura, del lavoro, della dignità che non si piega alle prepotenze e alle scorciatoie. Lo stesso vale per la corruzione, che è l’incubatrice delle mafie. C’è una mentalità che dobbiamo sradicare. E’ quella della mafiosità, dei patti sottobanco, dall’intrallazzo in guanti bianchi, dalla disonestà condita da buone maniere. La corruzione sta mangiando il nostro Paese, le nostre speranze. Corrotti e corruttori si danno man forte per minimizzare o perfino negare il reato. Ai loro occhi è un’azione senza colpevoli e dunque senza vittime, invece la vittima c’è, eccome: è la società, siamo tutti noi. Per me l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi. Al suo richiamarci a una “fame e sete di giustizia” che va vissuta a partire da qui, da questo mondo».

E riguardo a Pino Puglisi, al quale Riina lo associa?

Padre Pino Puglisi

Padre Pino Puglisi

«A lui non oso paragonarmi perché sono un uomo piccolo e fragile. Un mafioso divenuto collaboratore di giustizia parlò di “sacerdoti che interferiscono”. Ecco, io mi riconosco in questa Chiesa che “interferisce”, che non smette di ritornare – perché è lì che si rinnova la speranza – al Vangelo, alla sua essenzialità spirituale e alla sua intransigenza etica. Una Chiesa che accoglie, che tiene la porta aperta a tutti, anche a chi, criminale mafioso, è mosso da un sincero, profondo desiderio di cambiamento, di conversione. Una Chiesa che cerca di saldare il cielo alla terra, perché, come ha scritto Papa Francesco: «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo». Parole vere che dovrebbero toccare il cuore di tutti».

Numerose le attestazioni di solidarietà di queste ore, tra i primi quello di chi lavora a stretto contatto con lui ogni giorno.

«In questo momento c’è solo una risposta da dare: stringerci attorno al nostro presidente e rinnovare il nostro impegno quotidiano contro le mafie, perché si affermino legalità democratica e giustizia sociale. Un impegno concreto – scrive l’ufficio di presidenza di Libera – che da vent’anni vede la nostra associazione e il suo fondatore promuovere la confisca e l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie; difendere la memoria delle vittime innocenti delle mafie e il diritto alla verità dei loro familiari; diffondere nelle scuole e nelle università una cultura dell’antimafia ispirata ai principi della nostra Costituzione; sostenere nelle aule dei tribunali, costituendoci come parte civile, il lavoro dei magistrati impegnati perché si faccia davvero giustizia; contrastare nei territori, ogni giorno, il potere mafioso; denunciare le troppe collusioni che ancora oggi rendono forti le mafie; proporre le risposte possibili. Lo facciamo consapevoli dei nostri limiti e animati da quel senso di corresponsabilità che è il cuore del nostro impegno. Perché è sempre il noi che vince, anche davanti alle minacce di morte».

Affettuosa la vicinanza e il pieno sostegno che arriva pure dalla Presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Rosy Bindi e don Luigi Ciotti

Rosy Bindi e don Luigi Ciotti

«Molti mesi sono passati da quando i magistrati hanno esaminato le intercettazioni, così si deve capire che tipo di messaggio vuole inviare il capo di cosa nostra mentre inveisce contro un sacerdote tanto esposto sul fronte della lotta alla mafia. Don Ciotti non é solo – afferma Rosy Bindi – e non lo resterà nella battaglia contro i poteri mafiosi. So che le raccapriccianti parole di Riina non faranno arretrare il suo appassionato servizio cristiano per la giustizia e la promozione della dignità umana e da oggi saremo al suo fianco con più determinazione. L’impegno che, insieme a tanti, profonde da anni con Libera per promuovere la cultura della legalità, la memoria delle vittime innocenti e lo sviluppo solidale nelle terre confiscate alle mafie, sono ormai punto di riferimento della coscienza civile del paese. La scomunica di Papa Francesco ha tracciato una linea invalicabile tra la Chiesa e le mafie che da’ a tutti, credenti e non credenti, più forza e coraggio nel combattere la cultura dell’omertà e della sopraffazione».

Impossibile, dunque, abbassare la guardia, visto che c’e’ una mafia silente che moltiplica affari e profitti e penetra in ogni settore della vita del paese, approfittando della crisi economica.

«C’è anche una mafia violenta che continua a tenere sotto scacco con l’intimidazione e la paura buona parte del Mezzogiorno – conclude la Presidente della Commissione – dove pesano povertà e disoccupazione, ma dove sono anche più vitali e preziose le esperienze di libertà e resistenza».

Quelle stesse, create da Libera per strappare il territorio al controllo della criminalità organizzata.

Gilda Sciortino

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