Il Teatro Finocchiaro riapre la notte di Capodanno. Dal 10 gennaio al via le attività in uno dei gioielli liberty della città

Teatro Finocchiaro - L'insegna libertyRiapre con un “Gran Varietà” di Capodanno, in stile charleston con coreografie, musica anni ‘30, ‘40 e ’50, ma anche con tanto di cenone, il Teatro Finocchiaro, le cui porte si sono chiuse alla città 10 anni fa, facendo temere che mai più si sarebbe potuto nuovamente ammirare uno dei gioielli liberty di Palermo.

Venne costruito nel 1922 per volere del cavaliere Emanuele Finocchiaro, industriale del cemento, su progetto dell’architetto Paolo Bonci, a cui si devono anche la Galleria delle Vittorie e Palazzo Finocchiaro (1926), annesso allo stesso teatro.

Mille posti in tutto, divisi tra platea e palchi, con un magnifico tetto lucernario apribile che permetteva di tenere spettacoli anche “all’aperto”. Fu inaugurato il 24 febbraio 1923 con lo spettacolo “Don Pietro Caruso” di Roberto Bracco, messo in scena dalla compagnia di Alfredo De Sanctis, alla presenza – ce lo dicono le cronache del tempo – di “quanto di più aristocratico, di più intelligente, di più fine conta Palermo” (L’Ora). Un teatro “giudicato degno di una grande città come la nostra – scrive Il Giornale di Sicilia – con addirittura due ingressi, in moda da non far scontrare il pubblico dei palchi e quello del loggione”.

I palchetti

I palchetti

Il lucernario mobile piacque talmente tanto, da indurre il cavaliere Finocchiaro a organizzare una stagione estiva di lirica “a cielo aperto”, andando in scena il 13 maggio 1923 con la “Carmen”. Da quel momento il Finocchiaro ospiterà un po’ di tutto: qui si esibiranno Giovanni Grasso, Angelo Musco, Macario, Totò, Aldo Fabrizi, facendo prosa, lirica e anche varietà. Non mancheranno neanche gli scandali: Dedè Mercedes, la soubrette della compagnia “Nino Fleurville”, apparve una sera con un abito attillatissimo, lungo fino ai piedi ma sforacchiato, mentre il comico Fleurville faceva notare che la signora non portava biancheria. Gli uomini applaudirono, le donne lasciarono la sala a occhi bassi. A Palermo se ne parlò per mesi.

Nel 1938 purtroppo muore il cavaliere Finocchiaro e il teatro viene ereditato dai figli Silvio, Vincenzo, Rosita e Salvatore, ma sfortunatamente per loro pochi anni dopo una bomba sfiorò un angolo del palazzo rischiando di fargli fare una brutta fine. Negli anni Cinquanta diventa cinema, però alternando fino al 1956 anche qualche rara rivista. Prima i Mangano, subito dopo i Rispetta, diventa il luogo dedicato alle pellicole western, poi ai film di arti marziali,  quindi cinema a luci rosse, dalle dieci del mattino alle sette di sera.

La scritta sul boccascena

Il boccascena

E’ nel 1990 che ritorna agli eredi Finocchiaro che, sebbene spezzettati, lo possiedono tuttora, tentando vanamente di aprire una trattativa con la Soprintendenza per ottenere i finanziamenti necessari alla ristrutturazione.

In molti tentarono la sua risurrezione, facendolo diventare sede di progetti teatrali d’avanguardia (nel settembre 1994, con l’aiuto di Beno Mazzone, ospiterà tre sere, “Amor di lontano” di Enrico Frattaroli), luogo di incontro, spazio per conferenze. Lo affitta pure la facoltà di Architettura per le sue lezioni, ma gli studenti lo riducono peggio di una toilette, colmo di scritte e sfregi. Inesorabilmente, il Finocchiaro viene dimenticato dalla città, passando dal tentativo nel ’98 di Salvatore Siviglia di ridiventare cinema, fino al 2004 quando si spegne definivamente.

Dovevano a quanto pare passare 10 anni per dargli modo di rivedere la luce. E’, infatti, un gruppo di giovani artisti, I Bohemiens, con la direzione artistica degli attori Katiuska Falbo e Casimiro Alaimo, che ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura, prendendolo in gestione e proponendo alla città una serie di eventi, per ridare in tal modo lustro a questo spazio.

La serata odierna, ultima di un anno difficile per molti, soprattutto per gli operatori culturali della città di Palermo, è una data importante da segnare sul calendario in quanto vuole segnare la strada del domani. Il Finocchiaro, infatti, non ripartirà come cinema, ma come teatro di intrattenimento, votato al varietà e al café chantant.

Grazie alla ristrutturazione curata da Edoardo de Stefani e Maurizio Rotolo, dal 10 gennaio tornerà a funzionare cominciando con attività ogni fine settimana, dal giovedì alla domenica. Si comincerà con una visita teatralizzata gratuita che racconterà la storia della sala, dai primi del ‘900 ad oggi, per continuare con gli spettacoli di Monsieur David (Colorado cafè), stage con Gianluca Guidi, formazione per attori, gruppi jazz e musica anni ’30, ’40 e ’50, cene d’autore, burlesque e visite guidate mattutine.finocchiaro

Questa sera, coloro che avranno la fortuna di brindare al nuovo anno al suo interno, riceveranno un piccolo assaggio di quanto verrà offerto alla città, intrattenuti dalle soubrette Noemi Cannella, Simona Cannella, Floriana Canino e Adriana Salemi, dalla piccola orchestra composta da Benny Amoroso (tromba), Giuseppe Ricotta (pianoforte), Luca De Lorenzo (contrabbasso) e Sergio Calì (batteria e percussioni), come anche dai vocalist Federica Amoroso e Nonuccio Cammarata. Ci saranno, infine, gli attori Stefania Vitale, Katiuska Falbo e Casimiro Alaimo a dare un ulteriore tocco di allegria all’evento.

E a quanti si chiedessero cosa si dovranno aspettare per la cena, basta dire che i piatti saranno firmati dallo chef del Petit Café Nobel, Carmelo Criscione. Il modo migliore per riporre in soffitta il 2014 e consentire al 2015 di fare ingresso con stile, con uno sguardo al futuro ma senza dimenticare le proprie radici.

Gilda Sciortino

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