A Casa Professa per la prima volta la storia di Umberto Mormile, ucciso 25 anni fa

Umberto Mormile

Umberto Mormile

Sostenere la famiglia Mormile nell’avvio di un percorso volto ad appurare i fatti e riaffermare la verità sull’omicidio di Umberto. Con questo obiettivo, ma anche per fare conoscere la storia di un pezzo di Italia ancora avvolta da mistero, che alle 16 di oggi, nella Biblioteca di Casa Professa, si svolgerà il dibattito dal titolo “11 Aprile 1990: l’omicidio di Umberto Mormile. La morte di un uomo di Stato e la nascita di depistatori di Stato”.

«Cos’hanno in comune Peppino Impastato, Beppe Alfano, Graziella Campagna, – scrivono gli attivisti del Movimento Agende Rosse e di Scorta Civica Palermo, organizzatori dell’evento – oltre a essere vittime innocenti di mafia? Sicuramente il tentativo di depistaggio delle indagini su mandanti ed esecutori dei loro omicidi. Impastato era un terrorista e poi un suicida, Alfano un femminaro, Campagna una ragazzina scappata con il fidanzato. Solo dopo anni e anni di battaglie, combattute in solitudine dalle loro famiglie e dai pochi che le hanno sostenute, è stata consegnata alla storia una verità processuale corrispondente alla verità dei fatti accaduti».

Umberto Mormile, educatore carcerario, fu ucciso a Lodi l’11 aprile del 1990. La sentenza definitiva del processo per il suo omicidio determinò la condanna del boss Domenico Papalia in qualità di mandante e di Antonio Schettini in qualità di esecutore materiale, ma durante le indagini emersero evidenti tentativi di depistare l’inchiesta. Lo stesso Schettini, in carcere dopo l’arresto, tentò di sviare le indagini, cercando di scagionare ingiustamente Papalia. La sigla “Falange Armata” nacque proprio con la rivendicazione dell’omicidio Mormile.

Oggi si celebrano 25 anni da quell’omicidio ma l’amarezza, che ha accompagnato la famiglia in tutti questi anni per le stranezze che contraddistinsero le indagini sul delitto e per le voci infamanti su Umberto che emersero durante i processi, è sempre la stessa. Per questo, non si è mai voluto ricordarlo pubblicamente.

Dall’incontro, avvenuto a fine gennaio, tra Stefano Mormile, fratello di Umberto, Salvatore Borsellino, l’avvocato Fabio Repici e il magistrato Giovanni Spinosa (presidente del Tribunale di Teramo, già Pubblico Ministero delle indagini a Bologna sulla “Banda della Uno Bianca”), però, sono emersi nuovi elementi sui moventi dell’omicidio, indizi sulle vere ragioni che stanno dietro quell’ordine di morte e dimostrano la completa infondatezza delle calunnie ai danni di Umberto Mormile.

«M’è tornata la voglia: voglio dire quello che so e quello che penso – ha scritto recentemente Stefano Mormile – anche a chi non vuol sentire, soprattutto a chi non vuol sentire. Così, ho proposto al Movimento Agende Rosse di organizzare un evento per i 25 anni della morte di mio fratello. La scelta sul luogo è caduta su Palermo, città simbolo, per rilanciare una richiesta di verità su delitti i cui moventi rimandano all’esistenza di contiguità tra criminalità organizzata e potere».

Ecco, dunque, la necessità di questo dibattito, al quale interverranno Stefano Mormile, Giovanni Spinosa, Fabio Repici, Giuseppe Lo Bianco (giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ) e Federica Fabretti per le Agende rosse. In questa occasione sarà presentato dai relatori l’avvio di un progetto di studio e analisi su alcuni fatti di sangue accaduti in Italia tra il 1978 ed il 1993, tra i quali è possibile inquadrare anche l’uccisione di Umberto Mormile.

Gilda Sciortino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...