Trentatre anni dopo il loro omicidio, Palermo ricorda con una manifestazione e un libro Pio La Torre e Rosario Di Salvo

T-67f9165a6cb44b448b701cff48eb3893-500x343Sarà presentato alle 17.30 di oggi, giovedì 30 aprile, alla Bottega de “I Sapori e i Saperi della Legalitàdi Libera, a piazza Castelnuovo 13, il libro di Franco La Torre, dal titolo “Sulle ginocchia”, edito dal Centro Studi “Pio La Torre” e dalla Melampo Editore.

Un testo nel quale il figlio del sindacalista – ucciso dalla mafia il 30 aprile di 33 anni fa, nell’agguato di via Li Muli, insieme al suo collaboratore, Rosario Di Salvo – racconta per la prima volta la vita pubblica e privata di suo padre.

«Se mi chiedete come abbia raggiunto, l’indomani, piazza Politeama, dove si sono tenuti i funerali, non saprei cosa rispondervi. So solo che mi sono ritrovato lì – scrive l’autore – dove si andava radunando tanta gente, mentre si aspettava il corteo vero e proprio. In mezzo alla folla è emersa zia Ninetta, la moglie di zio Luigi, l’unico dei fratelli maschi rimasto a Palermo. Nessuna traccia nella memoria. Ancora abbracci, parole sussurrate, volti rigati dalle lacrime. Le autorità sul palco, le bare di Rosario e di mio padre davanti, e i discorsi che si susseguono e la folla che applaude, tranne quando fischia quell’autorità, che non ha sentito la vergogna e ha scelto di non tacere. Vuoto di memoria».

Insieme a Franco La Torre, ci saranno: il pm Nino Di Matteo; il coordinatore di “Libera Sicilia“, Umberto Di Maggio; Vito Lo Monaco, presidente del Centro Studi “Pio La Torre”. Un’occasione importante per riflettere su cosa è rimasto della testimonianza di un uomo, ispiratore la legge istitutiva del reato di associazione mafiosa e introduttiva del sequestro e della confisca dei beni mafiosi.

«Nella lunga storia della lotta alla mafia e dei rapporti tra mafia e Stato – si legge nella presentazione di questo prezioso lavoro – c’è uno spartiacque. È la legge “Rognoni-La Torre”, che ha istituito il reato di associazione mafiosa. Una rivoluzione pagata con la vita dal suo ispiratore, Pio La Torre, coraggioso e carismatico deputato comunista, una vita dedicata alla giustizia sociale e alla lotta alla mafia, fin dalla prima battaglia: quella vinta da bambino per il diritto di andare a scuola. Di questo dirigente politico sempre in prima fila, dal movimento contadino che gli costò il carcere fino all’impegno nella commissione parlamentare antimafia, sino alla grande battaglia per la pace contro i missili a Comiso, si è però scritto poco. Il suo nome viene poco ricordato perfino durante i “campi” sui beni confiscati, oggi luoghi simbolici di una volontà di riscatto civile. Questo libro vuole contribuire a ridare di lui la giusta memoria. La-Torre-ComisoE lo fa attraverso un testimone d’eccezione, il figlio Franco. Una memoria insieme commovente e asciutta, che racconta un leader politico con gli occhi del bambino e dell’adolescente, ma anche con la consapevolezza di chi oggi è dirigente dell’associazione “Libera“. La completa una preziosa selezione degli scritti del dirigente comunista. Alcuni rari, ma tutti riferimento importante per chi voglia conoscere un pezzo fondamentale della storia della lotta alla mafia».

Una giornata importante, dunque, cominciata con l’iniziativa, organizzata dal Centro dedicato al sindacalista scomparso d’intesa con la Cgil nazionale, dando convegno alla città, agli studenti italiani, ai lavoratori, alle autorità e alle forze politiche davanti la lapide commemorativa a loro dedicata in via Li Muli dove, alle 9.20, ora dell’omicidio mafioso, si è osservato un minuto di silenzio. Subito dopo, 33 studenti della scuola elementare “Ragusa Moleti” e dell’istituto per il turismo “Marco Polo” hanno deposto un fiore davanti la lapide.

«Ricordare Pio La Torre in maniera non retorica – ha detto il guardasigilli Andrea Orlando, nella lettera inviata al Centro Studi – significa trasmetterne l’esempio e farsi testimoni della necessità per cui la democrazia diventi uno spazio pubblico in cui i bisogni, i sogni e le aspirazioni dei più deboli possano trovare non solo ascolto, ma anche voce».

Un punto di riferimento per tutto il Paese per il suo impegno contro la mafia. Questo è stato Pio La Torre, ricordato oggi anche da Capo dello Stato, esprimendo apprezzamento per il “Progetto educativo antimafia” con cui il Centro da molti anni ne onora la memoria.

«I risultati – ha sottolienato Sergio Mattarella nel suo messaggio – costituiscono preziosi spunti di riflessione tanto per la classe politica che ha il dovere di interpretare la domanda proveniente dai cittadini più giovani quanto per la scuola che con loro quotidianamente si confronta. L’indagine mette purtroppo in evidenza segnali di sfiducia provenienti dalle nuove generazioni nei confronti del mondo della politica».

Susanna Camusso

Susanna Camusso

Per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, «prima ancora di essere un parlamentare, Pio La Torre era un sindacalista e questo non lo ha mai dimenticato. Nelle relazioni contenute nell’inchiesta del ’77, indagava già sulle modalità di aggiudicazione degli appalti dei cantieri navali di Palermo e ancora oggi potremmo fare lo stesso in tutti i cantieri del Paese. Il tema degli appalti è quello che denunciamo da tempo come una delle grandi strade attraverso cui si infiltra la criminalità organizzata».

Un tema, quest’ultimo, richiamato anche da Vito Lo Monaco, presidente del Centro studi “Pio La Torre”, parlando di un «Mediterraneo diventato cimitero di poveri dannati che sognavano un mare di pace. Senza dimenticare quel complesso intreccio di interessi politico – mafiosi che ha legato in un unico filo rosso sangue le uccisioni di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Rocco Chinnici».

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Sul palco, questa mattina, insieme a tanti c’era anche Franco La Torre – che nel pomeriggio presenterà il suo libro da Libera – insieme a Tiziana Di Salvo, la figlia di Rosario, e Mario Nicosia, ultimo superstite della strage di Portella della Ginestra, che ha voluto testimoniare la sua vicinanza ricordando i tanti caduti, soprattutto bambini, nella strage del primo maggio.

Altra importante data che domani vedrà tanti prendere d’assalto Portella della Ginestra per dimostrare che nessuno ha mai dimenticato quel tragico primo maggio del 1947 quando si consumò la prima strage di Stato dell’Italia repubblicana, nella quale morirono undici persone e a cui si aggiunsero una trentina di feriti e successivi tre morti a causa delle ferite subite.

Gilda Sciortino

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