Macbeth del pupo e del puparo. In scena, mercoledì 27 maggio, ai Crociferi un Mimmo Cuticchio sempre più ispirante

Nerone, Caligola, e i più recenti Hitler, Mussolini, Stalin, non meno dei dittatori di oggi, sono tutti Macbeth. Personaggio, ahimè sempre attuale. E che diventa ancora più visibile, se impersonato dalla maschera che è il burattino, mosso dai fili dell’ambizione e dalla bramosia del potere.

Cuticchio con pupi Macbeth foto Gabriele Bonafede

Mimmo Cuticchio con i pupi del Macbeth nella foto di Gabriele Bonafede

Puparo e pupo riflettono “comportamento umano e comportamento recitato, maschera”, nelle parole di Mimmo Cuticchio, puparo di professione così come regista e attore. Con lui e attraverso lui, Macbeth e consorte assumono, dunque, il comportamento da pupo: quando dell’umano se ne perde l’anima e se ne acquista la maschera, sia essa fomentata dalle streghe dell’ambizione o dai fantasmi del sospetto.

Una fusione unica, tutta da vivere mercoledì 27 Maggio alla ex-chiesa dei Crociferi a Palermo, dove Mimmo Cuticchio porterà in scena il suo terzo “Macbeth”, dal titolo “Una corona sporca di sangue”. Con il Mastro di Pupi che non nasconde le sue intenzioni di denunzia sull’arroganza del potere e dei potenti di oggi, ma non solo. Tre sono, infatti,  i pilastri dell’opera di Cuticchio, riuscito a far evolvere il mestiere tradizionale di puparo, così come la stessa opera dei pupi, elevandola a teatro pieno, e oltre: «La tradizione, la ricerca e la sperimentazione».

Cuticchio dialoga attraverso i pupi, il teatro, l’arte. E parla con quel siciliano che conosciamo bene a Palermo, senza restare mai fermo: sistemando le marionette, dando consigli agli attori della compagnia, animando il dire con mani che danno vita a marionette e parole. “Il mio teatro – con interazione tra pupi, puparo e attori – è come un viaggio di Ulisse”, dice.

E fa. Laddove i pupi, e non solo, sono la tradizione; l’attore è la ricerca nel viaggio eroico, e il futuro, il “Telemaco”, è nella sperimentazione e nel ripercorrere la storia, in vista di un domani possibile.

Anche a Cuticchio piace definire il teatro nell’accezione francese spectacle vivant, spettacolo vivente, ancor più perché il rapporto tra pupo, attore e pubblico rende chiara la differenza tra maschera animata solo dai fili del puparo e azione vivente degli attori in presenza di pubblico: in scena come nella vita.

Macbeth può essere ognuno di noi, aggiungiamo. Può essere il “capetto” o la “capetta” nell’ufficio, nel call center come in qualsiasi posto di lavoro. E può essere, ovviamente, il potente di turno. Può essere chiunque sia tentato di trasformarsi in maschera del potere, piccolo o grande che sia. Chiunque può essere tentato dall’ambizione, trasformandosi in burattino i cui fili sono tenuti da un puparo che non necessariamente è esterno a noi stessi.

“Le streghe” (bozzetto di Tania Giordano)

«Le tre streghe – si legge nelle note di regia – rappresentano le forze sovrannaturali, risvegliano l’ambizione nascosta del barone di Glamis avvelenando il suo animo. Sopraffatto dalla smania di potere, con la complicità della moglie, sua alleata e istigatrice nel piano che dovrebbe condurlo sul trono di Scozia, Macbeth agisce contro natura. Le forze maligne e diaboliche si impadroniscono di entrambi, allucinazioni e visioni contribuiscono a sovvertire l’ordine delle cose, mentre il loro amore si sfalda sotto il peso dei titoli e della corona conquistati attraverso il delitto».

E ancora: “Ogni volta che Macbeth entra in contatto con le streghe, scivola sempre di più nel baratro della follia. La convinzione di avere il destino dalla sua parte lo fa sentire invulnerabile, e questa sensazione lo condurrà verso la sua distruzione.”

Nel corso dei laboratori e durante le prove dello spettacolo, ho cercato di trasmettere la mia esperienza artistica, come stimolo e fondamento del rapporto tra pupi e attori”,  continua Cuticchio nel descrivere la propria ricerca.  “In generale il mio obiettivo è quello di far comprendere agli interpreti le enormi potenzialità espressive dei pupi, che io considero veri e propri attori al pari di quelli in carne e ossa. Durante il lavoro, gli attori “scoprono” il pupo come strumento espressivo dotato di una straordinaria carica emotiva. Alla base del mio lavoro teatrale c’è il riconoscimento di una soggettività della marionetta, che contribuisce ad accrescere l’identità e il carattere del personaggio”.

Gabriele Bonafede

Un pensiero su “Macbeth del pupo e del puparo. In scena, mercoledì 27 maggio, ai Crociferi un Mimmo Cuticchio sempre più ispirante

  1. Complimenti a Bonafede per la forza espressiva dell’articolo che riesce egregiamente ad affascinare e coinvolgere, incuriosire ed avvincere dando la giusta lettura ad uno spettacolo eccellente come solo il maestro Cuticchio sa dare a questa città (e di cui ne andiamo fieri).

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