Al Teatro Antico di Taormina va in scena “Ciatu”, perché tutto può essere normale e speciale allo stesso tempo

proveciatu1E’ inserito nel cartellone del Festival Taormina Arte ed è realizzato grazie a diversi attori in scena, molti dei quali disabili, che tornano al Teatro Antico dopo il grande successo che la Nèon, con la direzione artistica di Piero Ristagno, ha riscosso nel 2014 con il “Magnificat”.

E’ Ciatu, lo spettacolo diretto da Monica Felloni, che andrà in scena in Prima nazionale alle 21.30 di oggi, dopo un’attesa veramente spasmodica. 

Il nucleo narrativo di Ciatu è costituito dalla vita e dal pensiero di Giordano Bruno e attraversa, una visione dietro l’altra, un quadro dietro l’altro, la complessità umana e filosofica del Nolano.

La regia di Monica Felloni fa propria questa complessità, sviluppa e si riconosce nei capisaldi del pensiero di Bruno. In scena è la vita umana, dalla nascita all’estrema vecchiaia, unificata nell’elemento che rappresenta la Vita per antonomasia: l’acqua.

Ed è proprio tra questi estremi temporali che si intrecciano le relazioni umane, più o meno liete, vedendo dipanare il “gioco bruniano” dell’essere insieme e umani. Corpo e anima sono una radice profonda in Giordano Bruno: un pensiero che unifica, che non divide, che non accetta neanche la divisione, guardando la totalità. Corpo e anima non sono due cose,  ma la persona.

Tutti gli attori in scena e le persone coinvolte nello spettacolo, la cui età va dai sei mesi ai 106 anni, sono simboli di umanità, differenti nella forma e nell’azione. Ogni differenza tra le persone rappresenta la totalità della vita, o meglio, in ogni differenza tra persone è presente la totalità della vita stessa.

proveciatu2Ciatu è il respiro degli uomini che vive e sopravvive, dal liquido amniotico in poi, sino a dopo la fine: non ha confini di lingua, è un intreccio di relazioni, un’esperienza che avvolge il pubblico e gli artisti, è uno scambio di emozioni attraverso l’uso dei diversi linguaggi dello spettacolo dal vivo.

In questo spettacolo si allestisce una scena-mondo affidata alla peculiare diversità di ogni attore coinvolto. La differenza diviene la tela sulla quale arte e natura si  iscrivono per generare la bellezza di ogni forma dell’essere vita.

In esso tutto è normale e speciale al tempo stesso: gli attori, il pubblico e il teatro divengono un tutt’uno, un unico corpo che inspira la vita, occhi negli occhi, fiato nel fiato e l’azione del palco si riverbera sulla platea, senza distanze o interruzioni, formando un reticolo di respiri vivi.

Ciascun attore, infatti, grazie alla maestria di Monica Felloni, diviene protagonista e la disabilità si trasforma in un momento non di handicap, ma di valorizzazione di ogni singola persona. In altre parole, vengono esaltate le diversità di ciascuno, grazie alla libertà espressiva data da una regia che dipinge con tratto preciso ogni scena. Quello che si genera e che si potrà ammirare questa sera, é un unico respiro creativo, che vibra in un’essenzialità che riduce ad un medesimo slancio poetico i diversi linguaggi che nascono sulla scena.

Gilda Sciortino

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