Prende vita a Castanea il museo dell’arte rurale. Oltre 2500 pezzi e tanti libri rari

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Domenico Gerbasi

E’ stato inaugurato questo pomeriggio nel villaggio di Castanea, in piazza Umberto, a Messina, il “Museo etno antropologico dell’arte rurale contadina dell’area dei Peloritani – I ferri du misteri”.

Ampliata e rinnovata  rispetto agli anni precedenti, alla struttura sono stati aggiunti numerosi reperti di grande valore scientifico. E’ stata realizzata anche una biblioteca e una sezione dedicata alla fotografia con le opere del maestro Aldo Pintaldi.

Un progetto che si è realizzato  grazie alla  collaborazione tecnico scientifica di Giuseppe Gagliano, Mirella Jannuzzi, Gabriella Mento, Fabrizio Quadarella, Felicetta Porrazzo, Maria Rabe, Giuseppe Sampino, Rosa Siciliano, Rina Stracuzzi, del dirigente sezione dei Beni Etno antropologici, Anna Maria Picone, del funzionario esperto catalogatore, Osvaldo Prestipino Giarritta, e dell’istruttore direttivo catalogatore, Antonella Intersimone.

«La struttura originaria dove ora si trova il museo – spiega il presidente e direttore, Domenico Gerbasi – risale presumibilmente al 1600 ed è stata danneggiata più volte da eventi sismici e dalla guerra mondiale. Oggi dispone solo del piano terra, mentre segni tangibili ci dicono che la struttura avesse  qualche piano in più. Il Museo dei peloritani si avvale di un patrimonio etno-antropologico di circa 2500 pezzi, ma molti altri sono conservati in depositi per mancanza di spazi utili. Sono stato per anni a stretto contatto con realtà artigianali, industriali e contadine, e questo mi ha reso consapevole del sacrifico, dell’impegno e della dignità delle classi artigiane più povere, facendomi sempre più appassionare ai mestieri, alle attività e ai modi di vivere delle comunità rurali e popolari».

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In occasione dell’inaugurazione del Museo, è stata presentata l’esposizione bibliografica, dal titolo “Nel labirinto delle stampe. Caratteri, torchi e … calamai”, curata da Melina Prestipino, direttore della Sezione per i Beni Bibliografici e Archivistici della Soprintendenza di Messina, che ha sottolineato:  «A “I ferri du Misteri” è intitolato il Museo etno-antropologico.  Misteri intesi come lavoro, attività artigianale, attività manuale, quello che avvolge la vita in ogni sua manifestazione: praticamente, il Mistero della Natura, il Mistero dell’attività dell’Uomo, che si manifesta  attraverso la sua creatività e il suo rapportarsi alla Natura. I ferri, invece, sono gli arnesi, altresì l’arguzia, la capacità di concepire e di creare, di fare dell’uomo, come se fosse nato con quell’artifizio incorporato nel suo Dna, sin dalla nascita. Si troveranno anche libri interessanti come “I Scinnenti e Muntanti”  di Maria Costa, “I Prumessi spusi” di Gianni Argurio. “Gli studi” di Giuseppe Pitrè, come anche i capolavori della letteratura antica e moderna italiana e straniera della Biblioteca Universale Rizzoli. Trova anche posto, accanto alle raccolte librarie, uno spaccato di quello che era l’arte della stampa fino alla seconda metà del secolo scorso. Ma, oltre ai caratteri a stampa,  ci sono i caratteri che troviamo ritratti nelle fotografie del maestro Aldo Pintaldi e che  ritroviamo nelle fotografie della  donazione che lo stesso fece al Museo in una sua visita nel luglio del 2012».

98397A comporre la collezione di cui si parla sono circa 400 fotografie, grazie alle quali è nata una sezione fotografica a lui intitolata. Caratteri colti e ritratti nello scatto fotografico, per rappresentarne l’essenza: il carattere di un bimbo ai suoi primi passi,  di una timida adolescente,  di una lieve brigata in vacanza,  dei partecipanti a un incontro congressuale, di  un gruppo di invitate ad una cerimonia. Una fotografia che rivela, al di là delle distrazioni del quotidiano, l’attenzione per le cose essenziali, l’attenzione di chi sa leggere le cose segrete della vita. Ecco anche perché il Maestro Pintaldi è chiamato  il fotografo della Rinascita, di quella Messina che, dall’immediato secondo dopoguerra, sperimenta un periodo di vertiginosa e  esplosiva voglia di vivere, di crescere, di ricostruire, di dimenticare le tristi vicende di un terremoto che ancora testimonia in alcuni agglomerati urbani la sua terribilità e quelle,  ancora più tristi,  del secondo conflitto mondiale. La mostra è stata realizzata con la collaborazione di Maria Rabe, Mirella Jannuzzi, Rocco Burgio e Nino Cupitò.

Gilda Sciortino

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