Le “Mattanze” di Mario Modestini al Teatro Finocchiaro

rosa

Rosa Balistreri

Raccontare e valorizzare la storia e la cultura della tradizione siciliana attraverso la recitazione di versi e canti che rievocano luoghi, momenti e sensazioni date dall’esecuzione di un “rito” tipico di una Sicilia antica, se pur non molto lontana.

Si intitola “Mattanze” l’opera composta dal maestro Mario Modestini, che lui stesso porterà in scena alle 21 di oggi al Teatro Finocchiaro di Palermo. Un progetto originale  per strumenti e solisti che tra loro s’intersecano, curato dall’associazione ECU con la direzione artistica di Francesco Panasci. Un’iniziativa che vuole anche essere occasione per rivolgere un caro augurio di  Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti i presenti da parte di Panasci e di Sicilia in HD.

“Mattanze” nasce dal quel forte rapporto che Mario Modestini ha sempre avuto con le leggende e i misteri del mare e che già nel 1979 si era esplicato nella “Ballata del Sale”, uno straordinario intreccio di musiche e racconti ispirato alle storie del mare e alle mattanze, cucito addosso alla figura di Rosa Balistreri.

Ed è proprio all’indimenticabile cantastorie siciliana che Modestini dedica quest’opera, pensata come concerto in forma d’Oratorio. Da sottolineare che la prima stesura del lavoro, ordito per quintetto, fu in seguito sviluppata per l’Orchestra Sinfonica Siciliana, vedendone nascere poi delle felici rappresentazioni.

Locandina Mattanze«Quale migliore accostamento della Mattanza per coniugare l’amore con la morte? L’amore nel suo dato istintuale: il dolce odore d’inguine, la morte come fatto sacrificale. Morte ritualizzata – scrive Mario Modestini – e fonte di ricchezza. I tonni migrano nel tempo della riproduzione: è l’inizio della primavera, per gli uomini è tempo di bottini, per essi è tempo di morte. Il Melos della sequenza narrativa che trama “scalmi e leggende” è pensato come arresto compositivo, che con dolore cerca di assolvere crudeltà per bisogni e necessità d’ataviche usanze. A mare! Nella camera del disincanto, dove l’infoiata innocenza ferale, inesorabilmente si piega alla feroce curva di un ingrato destino».

In scena, a dare il meglio di se, tra canti e recitazione: Maurizio Filippo Maiorana, Egle Mazzamuto, Tobia Vaccaro, Wanda Modestini e Guido Iraci.

Gilda Sciortino

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