Mimmo Cuticchio ci parla di migrazioni e solidarietà con 3 “cunti” e “Aladino di tutti i colori”

Aladino di Mille colori

Aladino di tutti i colori

Lo Straniero, questo sconosciuto. Parte integrante di una città che sempre più, oggi, guarda al Sud, al Mediterraneo. E’ il nostro passato e il nostro futuro, si ritrova nei migranti di oggi e negli emigrati di ieri, seppur con condizioni e motivazioni differenti.

Ma lo straniero, non è necessariamente di un altro Paese o di un altro Stato, lo straniero è presente tra i nativi stessi delle nostra città, specialmente a Palermo dove sopravvivono “enclave”  di profonda emarginazione, soprattutto culturale, oltre che sociale. Ed è anche una figura retorica archetipica protagonista della tradizione classica teatrale.

Mimmo Cuticchio è stato da sempre convinto che all’interno dell’Opera dei Pupi ci fosse un messaggio che parla di integrazione e rispetto delle diverse idee e tradizioni, ma anche di esilio, partenze, ritorni, commistioni e solidarietà. Per questo motivo, ha tratto fuori dal suo inesauribile bagaglio narrativo tre “cunti”  e il riallestimento di quel lavoro meraviglioso che è l’Aladino di tutti i colori.

Ispirato a una delle fiabe de “Le mille e una notte”, unisce i bambini del mondo, di tutte le etnie e di tutti i colori. Aladino siamo tutti noi, adulti e bambini, ricchi e poveri, italiani e stranieri. I tre cunti sono racchiusi sotto un unico titolo, “L’esilio di Carlo Magno”, e per ognuno di essi Mimmo Cuticchio lascerà vagare la sua arte antica che pesca dalle narrazioni ma si arricchisce di minuto in minuto, nell’attimo stesso in cui va in scena.

Aladino di Mille colori4

Mimmo Cuticchio

Si comincia alle 18.30 di oggi, al Teatrino dei Pupi di via Bara all’Olivella, con il cunto Re pipino e Berta del Gran Piè”; si prosegue giovedì 7 gennaio con Fuga di Carlotto in Spagna” per concludere venerdì 8 gennaio con Carlo Magno, Re di Francia. I cunti saranno a cavallo dell’ “Aladino di tutti i colori” , che ritornerà in scena martedì 5 e mercoledì 6 gennaio

Il lavoro dei Figli d’Arte Cuticchio fa parte di un progetto complessivo, promosso dal Comune di Palermo. μέτοικος/Meteci.  Scena europea  e del Mediterraneo racchiude quattro di quei Teatri d’arte o Teatri della città che in passato hanno fatto parte di quel progetto “Primo Teatro” riconosciuto, unico in Sicilia, dal Patto Stato Regioni. Sono anche strutture che hanno sempre resistito, non cedendo mai al facile intrattenimento e che possono dar vita a progetti di respiro pluriennale, ambendo a riconoscimenti europei.

In questo caso, Figli d’Arte Cuticchio, Teatro Libero, Teatro Garibaldi alla Kalsa, Compagnia Franco Scaldati lavorano insieme: dalla macchina teatrale di Mimmo Cuticchio e del suo patrimonio di tradizione innovativa, all’esperienza in campo europeo del Teatro Garibaldi e del Teatro Libero, per cucire nella sintesi poetica del teatro di Franco Scaldati il patrimonio delle lingue e degli umori più nascosti e inquietanti di Palermo. cuticchio 2.jpg

Il rapporto col “territorio fisico” sarà affrontato con una serie di workshop trasversali per capire insieme come il teatro abbia inciso sui territori e sulla natura stessa dei luoghi che ha abitato. A cosa sono serviti questi luoghi di creazione, nelle rispettive strade e piazze? Come hanno modificato la natura stessa di piazza Magione, via Bara all’Olivella, piazza Marina e  l’Albergheria?

A questo proposito, dalle 16 alle 19 di giovedì 31 dicembre, Mimmo Cuticchio disserterà su “Tra le quinte del teatro dei pupi”, ancora nel suo teatrino di via Bara all’Olivella. La proiezione è a cura di Bernardo Giannone.

Gilda Sciortino

 

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