Il “Tre di coppie” di Franco Maresco rende omaggio a Franco Scaldati

tre di coppie.jpgDebutta alle 21 di oggi nella Sala Strehler del  Teatro Biondo di Palermo il “Tre di coppie” diretto da Franco Maresco, che rende omaggio al teatro di Franco Scaldati, il drammaturgo palermitano scomparso tre anni fa. Firmando l’inedita antologia che scopre e ripropone l’aspetto più ironico di Scaldati, dopo due anni Maresco fa nuovamente ingresso allo Stabile del capoluogo siciliano, dopo avervi portato in scena Lucio, uno dei testi più noti del compianto autore palermitano.

«Ho pensato questo spettacolo insieme a Claudia Uzzo – afferma il regista –  come una macchina scenica a orologeria, nella quale gli attori appaiono e scompaiono in un grande fondale nero con una serie di finestre, al centro del quale vi è una specie di oblò, che fa da schermo alle immagini video: un buco nero che mette in relazione la realtà con quella dimensione altra, metafisica, della quale il suo teatro è concreta testimonianza. Non ho eliminato la parte lirica della scrittura di Franco, che rimane sostanziale nel suo teatro, ma mi sono concentrato sugli umori del teatro popolare, dell’umanità del Borgo Vecchio e dell’Olivuzza che lui aveva conosciuto».

Autore del film documentario “Gli uomini di questa città io non li conosco”, dedicato alla vita e all’opera di Franco Scaldati, Maresco torna in tal modo a occuparsi di uno dei più grandi e profondi poeti e autori teatrali palermitani, portando in scena una serie di “variazioni” sul tema della coppia nella sua opera.

Uno spettacolo pieno di quelle suggestioni, ma anche del teatro da strada, di un’atmosfera in un certo senso clownesca e da avanspettacolo. Ricordando sempre quanto Scaldati amasse Stanlio e Ollio, Totò e Peppino, Franchi e Ingrassia, in quanto rappresentavano quell’umanità che lui incontrava per le strade del quartiere.

Tre di coppie 2

Lavorare al documentario “Gli uomini di questa città io non li conosco”, dedicato alla vita e all’opera di Franco Scaldati, è stato per Maresco l’occasione per fargli scoprire una quantità incredibile di cose nell’opera di Scaldati, dandogli così tanti spunti di riflessione che non basterebbe una vita per metterli sotto forma di spettacolo.

«Più andavo avanti e più mi rendevo conto che quello che si conosce di Franco è la classica punta dell’iceberg, sotto la quale c’è ancora un mondo da scoprire. Chi ha idee nuove potrà avere, in futuro, la possibilità di dimostrare che la poesia del Sarto è un patrimonio che appartiene a tutti, non solo alla sua Palermo. È necessario, però, avere il coraggio di sperimentare – aspetto questo imprescindibile con Scaldati – e non farsi intimidire dall’apparente difficoltà della sua lingua, ma soprattutto non convincersi che il teatro di Franco sia accessibile soltanto a pochi eletti che ne custodiscono chissà quale segreto. È, invece, vero il contrario: Scaldati è per tutti, Scaldati è veramente universale. Io credo che questo spettacolo sia un lavoro che prosegue quello che ho fatto con Lucio, cioè pormi di fronte ai suoi testi con onestà, senza il rischio di idealizzarli. Sono contento di potere lavorare con tre attori straordinari, che possiedono un incredibile talento comico e, al tempo stesso, sanno fare risaltare il lirismo o la violenza disperata dei personaggi scaldatiani».

In scena, questa sera, a dare corpo alla regia di Franco Maresco ci saranno Gino Carista, Giacomo Civiletti e Melino Imparato. Le scene e i costumi sono di Cesare Inzerillo e Nicola Ferruzza, le luci di Cristian Zucaro, le musiche originali di Salvatore Bonafede. Si replica sino al 28 febbraio.

Gilda Sciortino

 

 

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