Giù le mani dallo Zen. A un anno dalle promesse del sindaco Orlando, il grido dei giovani del quartiere

DSCN5537Solo loro sono almeno trecento. Se, poi, consideriamo anche le famiglie il numero lievita sensibilmente. Trecento e passa voci che si levano alte e che gridano: «Giù le mani dallo Zen».

Era il 14 febbraio del 2015 quando l’ex docente  di un corso professionale del quartiere portava le sue ragazze al San Filippo Neri per il trigesimo di Aldo Naro, il ragazzo morto al Goa.

«Durante la messa indicai il nostro primo cittadino e dissi loro: quel signore è il nostro sindaco. Loro mi risposero: ma è pure sindaco dello Zen? Era da tempo che si lamentavano tutte delle condizioni di abbandono del quartiere – racconta la docente, Aurelia Granà – così cercai di insistere e di convincerle che le cose potevano cambiare. Anche quando Orlando, in veste di “buonista”, disse loro che voleva incontrarle. Loro non volevano, ma io ho insistito, volendo credere alla sua buonafede».

Emozionate come il primo giorno di scuola, il 13 Aprile del 2015 l’incontro a Villa Niscemi, dove vennero promesse tante belle cose, facendo loro credere che la situazione potesse cambiare. Pura e pia illusione perché, a distanza di quasi un anno, allo Zen la spazzatura sbuca sempre da tutte le parti, le fognature scoppiano e distribuiscono liquami a cielo aperto, mentre i cosiddetti “montarozzi” pieni di ogni materiale di risulta, che Orlando aveva promesso sarebbero scomparsi, fanno bella mostra di sé. In effetti, non è proprio vero perché quelli che campeggiavano lungo la strada da cui la Boldrini è recentemente passata sono stati prontamente rimossi.

2.jpg«Gli spazzini vengono, guardano e vanno via – spiegano quasi in coro Francesca, Marika, Maria, Anna, Lucrezia, Clara e tutte le altre ragazze, durante una recente visita nel quartiere per capire lo stato delle cose – dimostrandoci apertamente che la cosa non interessa assolutamente. Non capiamo, poi, perché non si possa mettere mano a tutti questi spazi abbandonati per trasformarli in villette, aree per ì giochi dei bambini, zone in cui noi ragazzi possiamo trascorrere il nostro tempo libero, invece di non sapere mai dove stare. Dipingere, per esempio, le mura dei padiglioni per rendere più allegro ciò che ci circonda. Attorno a noi c’è solo la desolazione, che noi assorbiamo giorno dopo giorno. Per non parlare, poi, dei collegamenti con la città. Orlando ci aveva promesso che avrebbe fatto in modo che gli autobus passassero ogni 5 minuti. Siamo ancora alla fermata ad aspettare. Ma perché tutte queste  promesse? ».

Inevitabile, per queste ragazze, pensare che sia come sempre una presa in giro. Belle parole, tanto per farsi belli e dimostrare al mondo intero che si sta facendo qualcosa, mentre tutto rimane “gattopardianamente” fermo e immobile come sempre. Facendo crescere la rabbia di chi, invece, sa bene che non ci vorrebbe molto per cambiare le cose.

DSCN5527.JPG«E’ una storia che si ripete – afferma Eduardo Marchiano, presidente dell’associazione “Aiace”, operante e presente a Partanna Mondello, ma non solo – perché ci ricordiamo del nostro primo cittadino in giro per il mercatino a stringere mani e promettere il mondo. Passerelle viste e riviste che Orlando intende riproporre? La nostra associazione chiede da sempre la riqualificazione di questo territorio. Parlo di realtà come l’ex Onpi, di via Aiace stessa, del cotonificio per il quale ci battiamo al fine di garantire piena tutela ambientale.  Dov’è quella riqualificazione urbana tanto promessa? Se ne parla solo in campagna elettorale e poi tutto torna nel dimenticatoio. Senza pensare che  riqualificare significa anche dare lavoro. Le periferie non possono essere sempre e solo serbatoi di voti, di cui ci si dimentica passate le elezioni di turno.  Basta veramente. Ci uniamo al grido delle ragazze dello Zen, ribadendo che le periferie non sono il ramo secco della città, ma la sua linfa vitale. Se non cominciamo a pensarla diversamente, i problemi di Palermo e dei suoi cittadini non si risolveranno mai».

Basta, quindi, annunci propagandistici che fanno fare solo bella figura a chi li fa. Come quello dei lavori di riqualificazione del Parco della Favorita di Palermo, appena ultimati, in seguito ai quali si dovrebbe passare allo Zen.

«Per poi fare un’altra conferenza stampa a dire che qui tutto ok? – tuona la  Granà –. Non ci crediamo, anche perché da tempo abbiamo finito di credere alle favole. Come dicono le mie ragazze,  nulla mai cambierà! Lo Zen è Zen! La verità è che loro hanno capito come funziona e io mi dispiaccio enormemente di averle illuse. DSCN5538.JPGOra, però, le cose cambieranno. Non consentiremo che si strumentalizzi il degrado voluto da questa amministrazione in funzione della solita campagna elettorale. Questa gente ha un cervello pensante e sa già di non volere votare più per questo sindaco. Mi unisco a loro e dico pure io: «Giù le mani dallo Zen». Grido al quale seguiranno ben presto vere e proprie azioni concrete che dimostreranno come gli stessi abitanti del quartiere abbiano chiaro quello che vogliono per il loro futuro e quello dei loro figli. E in quel momento non consentiremo a nessuno di intestarsi battaglie di alcun genere. Assolutamente no».

Gilda Sciortino

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