“L’Oro di San Berillo” torna a splendere al Caffè del Teatro Massimo con Domenico Trischitta

CopertinaUn dramma in due atti, quello che porta la firma di Domenico Trischitta, noto scrittore e autore per il teatro di origini catanesi, che alle 18 di giovedì 31 marzo sarà al Caffè del Teatro Massimo per presentare il suo libro, dal titolo “L’Oro di San Berillo” (Algra Editore). Un lavoro pieno di colore e calore, impreziosito dalle immagini in bianco e nero di Giuseppe Leone che supportano un testo forte, capace di far ricordare in maniera accesa, ma anche di immaginare a chi non la conosce, la realtà di un quartiere che ha avuto grande importanza per molti catanesi: una volta pieno di vita, oggi simbolo di degrado  morale e urbanistico.

Un viaggio a ritroso nel tempo, in una Catania che Trischitta racconta con vivacità, offrendo a San Berillo un’occasione per ricalcare l’identità di un posto lasciato per troppo tempo nell’assoluta indifferenza. Ma soprattutto facendo recuperare dignità e identità a quei 30mila abitanti “deportati” altrove dopo lo sventramento avvenuto nel ’59. Da allora, piano piano, una parte divenne a luci rosse, vedendo il fenomeno crescere grazie all’aumento delle donne italiane, seguite dalle europee, quindi delle  sudamericane. In ultimo, ecco anche i trans.

Quando si sparse la notizia che San Berillo sarebbe stato demolito e sarebbe sorto un grande quartiere per fare affacciare Catania alla distesa azzurra del suo mare, fu un colpo per tutti.

3«Passeggiavo con il compianto Pippo Fava – scrive nella prefazione al libro Pippo Baudo – , grande maestro di giornalismo e di vita. Fu allora che gli venne un’idea geniale. Perché non scrivere il lamento di un cittadino, sgomento di fronte a questo spettacolo, testimonianza di una giovinezza sfiorita? E così, parafrasando Garcia Lorca, scrivemmo “Lamento in morte di una casa chiusa”. È passato un po’ di tempo. Ora ci riprova Domenico Trischitta, riaprendo con coraggio una dolente ferita della memoria. Intanto, il nuovo San Berillo non è ancora nato: c’è un mega progetto che non è stato realizzato. Mi auguro che, rispettando le caratteristiche delle vecchie case ancora esistenti, Catania abbia finalmente il suo grande balcone sul mare».

Ecco, dunque, l’opera di Trischitta, nella quale «da un lato scorre la zona a luci rosse – scrive lui stesso – mentre dall’altro prosegue il viavai di commercianti che, dalla stazione e dal porto, venivano a piantare radici, come per una sorta di disincanto, plasmando un’anima catanese (comica e grottesca, ironica e drammatica) che, nutritasi di sesso mercenario e carne di cavallo, ha reso indelebile un’impronta originale e riconoscibile».

1.jpgUn lavoro forte che si anima attraverso la memoria dei superstiti, dei testimoni che vivono nelle pagine di Brancati e Addamo come nelle performance di Angelo Musco, «di contrabbandieri di sigarette, storici e pescatori di questa città, ma anche di qualche prostituta sessantenne con l’accento napoletano».

A presentare il libro sarà la scrittrice palermitana Beatrice Monroy, che darà via via la parola a Bruno Di Chiara, Giuditta Vasile e Claudio Zappalà, allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo, diretta da EMMA DANTE. Tre giovani promesse del nostro teatro, che si alterneranno nella lettura e interpretazione di alcuni brani.

Bianca Palermo

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