Il figlio di Riina a Porta a Porta. L’indignazione di chi lotta contro la mafia

CapaciE’ come se la storia continui a non insegnare niente e che il sangue versato da quei coraggiosi italiani che hanno sacrificato la loro vita per liberarci da soprusi, prepotenze e angherie,  non abbia alcun peso.

Proprio a causa di chi crede che tutto ciò non abbia significato, tra qualche ora il noto servitore del potere, Bruno Vespa, ci proporrà l’ennesimo “illustre” ospite, Salvatore Riina, figlio del tristemente noto Totò, magari pensando di consacrarlo opinionista già dalla prima volta in cui sarà illuminato dalla telecamere di Mamma Rai.

Il terzogenito del criminale che ha firmato la stagione delle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte, questa sera sarà a Porta Porta a promuovere il suo libro, lanciato in questa operazione dal giornalista di Rai Uno, che si spera abbia il buon gusto di non presentarci uno dei suoi soliti plastici, buoni solo ad alimentare i pruriti di menti malate.

«Non so proprio cosa dire o fare. Sono arrabbiato, indignato, offeso – tuona Luciano Traina, fratello di Claudio, l’agente della scorta di Paolo Borsellino che il 19 luglio del  1992 perse la vita insieme al giudice e ai colleghi della scorta –. Mi sembra assurdo che possa accadere. E’ come dare l’ennesimo schiaffo non solo a coloro che sono stati uccisi dalla mafia, ma anche ai loro familiari che piangono ogni giorno la loro scomparsa e a tutti coloro i quali continuano a lottare per proseguire il lavoro avviato dai nostri cari.  E’ anche la dimostrazione che paghiamo un canone senza avere possibilità di scegliere e decidere. Questa mattina sono stato al circolo didattico “Salgari” di Palermo insieme a Vincenzo Agostino e alla moglie Augusta Schiera, i genitori di Nino Agostino. E’ stata una mattinata intensa e molto forte dal punto di vista dei contenuti. I ragazzi ci hanno fatto tante domande ma, se avessero saputo che in televisione si consente di parlare a certe persone, cosa pensate avrebbero detto? Che figura avremmo fatto?».

via-damelio-640L’indignazione non è, però, solo di Luciano Traina. Come lui, in molti credono che dare spazio al figlio di un boss che non ha neanche rinnegato il padre, sia da condannare.

«Fermo restando che chiunque ha diritto di scrivere ciò che vuole – afferma Liborio Martorana dell’associazione “Cittadinanza per la Magistratura” –, questa ultima trovata di Vespa ci lascia sgomenti. E’ la dimostrazione che i principi dell’eroismo si sono capovolti perché, mentre la magistratura viene lasciata da sola, si dà spazio a personaggi come il figlio di Riina, come anche a quello di Provenzano che lo scorso anno diede notizia del nuovo lavoro come guida turistica sui luoghi della mafia. Tanto assurdo quanto reale. Siamo e rimarremo sempre indignati e increduli innanzi a tutto questo».

Come al solito, se non ci saranno decisioni dell’ultimo momento, questa sera Vespa darà il via all’ennesimo show, buono come operazione di marketing per fare felice non solo la casa editrice di turno ma anche coloro i quali, al pari di chi rinnega ancora l’Olocausto, sostengono che la mafia è cosa bella e buona perché “protegge” e porta lavoro. Decerebrati dalla nascita, per i quali non c’è futuro.

«Si dà spessore a un’operazione – si inserisce Enzo Campo, segretario della Cgil di Palermo –  che, al di là dell’effetto anche commerciale, offre sbocco alla veicolazione di una versione intimista della vita della famiglia di un criminale qual è stato e quale continua a essere Totò Riina, condannato 16 volte all’ergastolo. Questo, senza che da parte del figlio vi sia mai stata una presa di distanza dal fenomeno mafioso che ha prodotto la stagione delle stragi. Un’operazione che colpisce il movimento antimafia rappresentato anche dalla Cgil, che sta portando avanti la realizzazione di un calendario della memoria in cui si ricordano tutte le vittime del movimento sindacale, non solo come celebrazioni di appartenenza ma come vittime di mafia appartenute alla migliore storia d’Italia”.

imagesUn’ospitata, dunque, che si pone solo come offesa nei confronti di chi ha sacrificato la sua vita e la cui memoria è sempre vita tra quanti sono rimasti a piangerli. E che del  racconto di ciò che fece quel tragico 23 maggio Totò Riina mentre i nostri uomini saltavano in aria in mezzo all’autostrada, non se ne fanno proprio nulla.

C’è, infatti, da chiedersi: ma interessa veramente a qualcuno sapere cosa stesse facendo o pensando Riina mentre si consumava una delle più grandi tragedie del nostro secolo? C’è veramente chi crede che le parole del figlio possano corrispondere al vero o tentare di portare solamente acqua al suo mulino, nel tentativo di smacchiare la propria coscienza dal sangue che suo padre ha riversato anche su di lui? Alla maggior parte di noi, sicuramente no. A Bruno Vespa sembrerebbe proprio di si.

Gilda Sciortino

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