Genova e Palermo commemorano il 45° dell’omicidio di Scaglione e Lorusso

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Da sinistra: Pietro Scaglione,  Antonio Lorusso

Sono trascorsi ben 45 anni da quando, il 5 maggio del 1971,  il Procuratore capo della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, veniva ucciso dalla mafia in via Cipressi, a Palermo, insieme  al suo fedele agente di custodia, Antonio Lorusso.

Impossibile dimenticare il valore di un procuratore come lui, riconosciuto nel ’91 con Decreto del Ministero della Giustizia, previo parere favorevole del Consiglio Superiore della Magistratura, “magistrato caduto vittima del dovere e della mafia”. Anche in sede giurisdizionale penale, venne definito “magistrato integerrimo, dotato di eccezionali capacità professionali e di assoluta onestà morale, persecutore spietato della mafia, le cui indiscusse doti morali e professionali risultano chiaramente dagli atti”.

Nella sua lunga carriera di giudice e di pubblico ministero, Scaglione si occupò dei principali misteri siciliani dal dopoguerra al 1971, anno della sua uccisione per opera della mafia.

Secondo quanto scrisse il giornalista Mario Francese sulle pagine del Giornale di Sicilia del 6 maggio 1971 – anche lui ucciso dalla mafia pochi anni dopo,  nel 1979 – il Procuratore Pietro Scaglione «fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli nelle pubbliche amministrazioni. E’ il tempo del cosiddetto braccio di ferro tra l’alto magistrato e i politici, il tempo in cui la “linea” Scaglione portò a una serie di procedimenti per peculato o per interesse privato in atti di ufficio nei confronti di amministratori comunali e di enti pubblici».

Il riacutizzarsi del fenomeno mafioso, negli anni 1969-1971, aveva indotto Scaglione a intensificare la sua opera di bonifica sociale, infatti, richieste di misure di prevenzione e procedimenti contro pubblici amministratori …hanno caratterizzato l’ultimo periodo di attività del Procuratore capo della Repubblica.

«In questo contesto – affermò Paolo Borsellino – la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte. Isolati, uccisi, quegli uomini furono persino calunniati»

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Il luogo dell’omicidio

«L’uccisione del Procuratore Scaglione –  scrisse Giovanni Falcone – ebbe sicuramente lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino».

Il sacrificio di Scaglione e di Lorusso quest’anno verrà ricordato in due occasioni: dall’associazione “Libera”, alle 17 di mercoledì 4 maggio, nella sala convegni della Biblioteca Universitaria, in via Balbi c/o l’ Hotel Columbia, a Genova, nell’ambito della cui commemorazione sarà presentata la mostra “900 nomi di vittime della mafia”.

Anche Palermo, però, non sarà da meno e, alle 15.30 di venerdì 6 maggio, darà convegno alla cittadinanza nell’Aula magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, per il convegno dal titolo “I nuovi confini del Diritto Penale”, organizzato dal Centro Siciliano di Studi sulla Giustizia e dall’AIGA.

Aurora Della Valle

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