“Spiranza”, il mito di Aci Trezza nei colori di Alice Valenti

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Spiranza

Una barca, un documentario e delle tele che raccontano un’Aci Trezza inedita, un’Aci Trezza il cui fascino e le cui suggestioni fanno parte dell’ambizioso progetto della pittrice Alice Valenti, che sarà presentato alle 19 di venerdì 9 giugno negli spazi della galleria KoArt Unconventional Place, al civico 28 di via San Michele, dove per un intero mese si potranno ammirare le opere dell’artista.

S’intitola “Spiranza” la mostra,  curata da Aurelia Nicolosi, che sposa tradizione e modernità, mitologia e incanto, passione sconfinata e denuncia nei confronti dell’irresponsabilità delle istituzioni sulla mancata tutela della figura del mastro d’ascia e del pincisanti.

Ma cerchiamo di capire un po’ di più di quest’artista, con in tasca una laurea in Conservazione dei Beni Culturali a Pisa, appassionata di arti figurative, che ha iniziato la sua avventura in un luogo magico: la bottega dei carretti siciliani del Maestro Micio Di Mauro, ad Aci Sant’Antonio. Una passione in evoluzione, la sua, che pian piano l’ha condotta a collaborazioni di grande prestigio, quali l’etichetta per Averna Limited Edition 2016 -2017 e la partecipazione alla decorazione di alcuni dei 100 Frigoriferi d’Arte Smeg-Dolce&Gabbana.

Ma l’incanto è dietro l’angolo e Alice Valenti decide di dedicarsi a un’operazione più intima e personale: acquistare e dipingere un gozzo (antica barca usata per la piccola pesca nella tradizione marinara italiana e soprattutto in Sicilia)

Alice Valenti

Alice Valenti

«La sua ricerca mi ha spalancato un orizzonte imprevisto – spiega lei stessa –  che ha sostanziato e ampliato l’iniziale progetto pittorico della barca, caricandolo di un significato civile e politico che coinvolge la collettività. L’incontro con la famiglia Rodolico, con una storica tradizione di maestri d’ascia ad Aci Trezza, e la mia permanenza al cantiere durante le fasi di ristrutturazione e pittura della barca, mi hanno permesso di comprendere il valore umano e culturale di questa realtà artigianale, emblema dell’identità di un luogo che l’attuale modello di sviluppo economico tende a schiacciare. Così è nato il documentario. Le tele sono l’ultimo tassello di questa avventura, un intimo diario dell’esperienza appena trascorsa che mi ha dato tantissimo. Sono le stesse suggestioni che ho voluto riportare sulla barca, in quanto mi hanno accompagnata durante questo anno di lavoro: l’operosità del cantiere, questo incredibile quadrilatero di mare dove la mitologica presenza dei faraglioni incontra l’umano affanno e la speranza di riscatto dei pescatori, così come quella dei migranti, che affidano a questo ancestrale mezzo di trasporto la loro sussistenza e i loro sogni».

Un mondo speciale, quello di cui fa parte Alice Valenti, del quale ci parlano criticamente anche  Mercedes Auteri e Giamina Croazzo.

La terra trema

La terra trema

«Le tele della Valenti rivivono l’atmosfera metafisica del luogo, cercando di restituire una visione primordiale, mitologica, ancestrale delle grandi pietre, isole, in mezzo al mare di Ulisse. A poco a poco l’artista diventa il suo paesaggio esterno che la osserva ed è osservato, che la vive ed è vissuto, con sguardo reciproco, attraverso l’incanto estetico ed estatico.  Il gozzo di Alice, presente all’opening della mostra – si legge nel loro scritto – racconta per simboli la sua storia e la inserisce in quella universale e antica della tradizione. I fianchi sono un vago paesaggio monocromo che sembra immerso in un acceso tramonto, sui toni del rosso e dell’arancio. S’intuiscono i Faraglioni appena abbozzati, la linea dell’orizzonte, i blocchi squadrati del molo sui quali si stagliano tre figure per ogni fianco. Le figure centrali sono il maestro d’ascia Turi Rodolico e suo padre, intenti al lavoro su una barca. Lungo i fianchi di prua, come da tradizione, figure mitologiche in funzione apotropaica, un tritone e una sirena. Il pavimento è un foglio scritto: riporta stralci di lettere in amàrico, provenienti dall’Etiopia e ritrovate sui barconi dei migranti approdati negli ultimi anni a Lampedusa (raccolte dal Collettivo Askavusa), insieme a qualche frase dai Malavoglia e dall’Odissea.  “Spiranza” racconta in questo modo anche i tanti viaggi della speranza che toccano la Sicilia e che diventano l’ulteriore simbolo di un’intera condizione sociale, attraverso una riflessione antropologica ed etica».

Gilda Sciortino

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