“Le verità su Falcone”: se ne parla a Villa Filippina con l’ex ministro Martelli, Alfondo Giordano e Giovanni Fiandaca

GiovannifalconeSono stati custoditi nel caveau di sicurezza del Csm per 25 lunghissimi anni, gli stessi trascorsi dalla strage di Capaci. Ma finalmente è stato deciso di togliere il segreto su tutti i documenti che riguardano i rapporti tra Giovanni Falcone e il Csm e di pubblicarli.

Si tratta di tutti gli atti contenuti nel fascicolo personale di Falcone, delle audizioni del magistrato e delle delibere che lo riguardano. Desecretati, per chiarire, spiegare, comprendere e studiare. Si trovano ora raccolti in un volume curato dall’Ufficio Studi, mentre quelli relativi all’attività professionale di Francesca Morvillo sono pubblicati on line sul nuovo portale del Consiglio.

Un’occasione data a ognuno di noi per farci una personale opinione su fatti che, nonostante sia passato un quarto di secolo, sono ancora di sconcertante attualità. Grazie al rendiconto completo di audizioni, verbali di commissioni e del comitato antimafia, si potrà “conoscere” Falcone, il suo lavoro, i suoi pensieri, le strategie investigative, quel suo rapporto così complesso con lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Comprendendo chi era il giudice Falcone e soprattutto chi e perché era contro di lui; ma anche chi, dopo la sua morte, si è coperto con il lenzuolo invitante dell’antimafia.

sentenza maxi

Il giudice Giordano legge la sentenza del maxi processo (foto Centro studi Paolo Giaccone)

Di quanto giù fatto e della possibilità di avere tutto molto più chiaro si parlerà alle 17.30 di lunedì 5 maggio a Villa Filippina, nell’ambito di una conversazione dal titolo “La verità di Falcone. Non più segreti gli atti del CSM”, a cui parteciperanno il docente di Diritto penale all’Università di Palermo, Giovanni Fiandaca, e il magistrato Alfonso Giordano che, il 10 febbraio 1986 fu chiamato a presiedere il primo maxiprocesso alla mafia, concluso, dopo quasi due anni, con 19 ergastoli, 2665 anni di reclusione e 11 miliardi di lire di pene pecuniarie ai vertici di Cosa nostra.

Insieme e grazie a loro si cercherà di dipanare una matassa, riguardante un periodo che ha influenze e ricadute sulla realtà odierna,  tra “teoremi fragorosi e indimostrabili, l’ossessione del terzo livello, la politica che comanda la mafia, gli avvisi di garanzia come coltellate, i rinvii a giudizio senza altre prove che le dichiarazioni intimistiche di pentiti in cerca d’autore”, come scrive l’ex Ministro della Giustizia Claudio Martelli che nel 1991, da Guardasigilli, volle Giovanni Falcone alla Direzione Generale degli Affari Penali. Anche Martelli sarà presente lunedì prossimo a questo evento, organizzato dallassociazione “Idea e Azione” di Palermo, moderato dal giornalista Felice Cavallaro.

Gilda Sciortino

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