Il “Continente Sicilia” di Franco Zecchin in mostra a Palermo dal 16 marzo

unnamedDi Palermo e della Sicilia ha raccontato il periodo più  buio quando, dal 1975 al 1994, insieme a Letizia Battaglia, fotografava per il quotidiano “L’Ora” gli anni della guerra di mafia e dell’impegno civile. Scatti, quelli di Franco Zecchin,  che sono rimasti impressi nella memoria, scolpiti nel cuore di tutti quei siciliani che si sono sempre dovuti scontrare con la violenza della criminalità mafiosa.

La sua attenzione si riversò sin dall’inizio sulle attività della mafia, sul contesto più ampio della corruzione politica e della privazione sociale di Palermo in quel momento. Un lavoro pionieristico che non solo ha avuto un impatto significativo sulla scena politica in Sicilia, ma lo ha anche portato all’attenzione internazionale. Nel 1980, è tra i fondatori del Centro di Documentazione contro la Mafia “Giuseppe Impastato”.  Nel 1988 diventa membro “nominé” della prestigiosa agenzia Magnum.

Ed è con la mostra dal titolo “Continente Sicilia” che Franco Zecchin torna nella sua Palermo, inaugurandola alle 18.30 di sabato 16 marzo al Centro Internazionale di Fotografia, ai Cantieri Culturali della Zisa. Resterà allestita sino al 16 giugno.

Immagini, quelle che si potranno ammirare, che nascono dalle tensione tra ricerca estetica e critica sociale. Alla brutalità mafiosa, fatta di omicidi e di attentati, si accompagnano i processi e i funerali. Alle immagini delle esperienze di vita all’interno degli ospedali psichiatrici (in quello di Palermo ha realizzato anche dei film) si alternano quelle degli spazi urbani, delle feste religiose, degli incontri e delle relazioni in un contesto sociale denso e aperto sul mondo. La prospettiva che propone questa mostra è antitetica a quella di un’insularità marginale e bloccata nella sua unicità, rassegnata a subire l’oppressione del potere mafioso e incapace di reagire agli stimoli dell’attualità globale. Le proteste universitarie o le mobilitazioni contro le basi americane ricordano che la Sicilia non è solo il luogo di nascita della mafia ma anche dell’antimafia e di numerose sperimentazioni sociali.

Sarà, dunque, un piacere e un onore ritrovare un grande fotografo come lui che da Palermo è partito alla conquista del mondo, sviluppando progetti di grande respiro. Durante la prima Guerra del Golfo, ha lavorato in Algeria, Marocco e Tunisia; tra il 1989 e il 1991 conduce un’inchiesta fotografica sui rapporti tra inquinamento industriale e salute pubblica in Slesia (Polonia); nel 1991 inizia una ricerca fotografica sul nomadismo e l’uso delle risorse ambientali, lavorando per alcuni anni su una decina di società in diverse parti del mondo, tra cui quella dei Tuareg del deserto del Sahara, progetto dal quale è nato il libro  “Nomads“.

Piccolissimi esempi che danno il segno di una sensibilità e di un’attenzione per contesti ai margini, da vivere personalmente prima di tutto per poi farli arrivare con tutta la forza e la potenza che è in grado di offrire la fotografia, specialmente se in bianco e  nero. Non a caso le foto di Franco Zecchin sono state esposte in mostre in tutto il mondo, tra cui il Palais de Tokyo a Parigi, il Museo della fotografia di Rochester e il Museo della fotografia, del cinema e della televisione nel Regno Unito.

Dopo aver passato 12 anni a Parigi, oggi Franco Zecchin vive e lavora a Marsiglia. Le sue foto fanno parte delle collezioni dell’International Museum of Photography di Rochester, del MOMA di New York e della Maison Européenne de la Photographie a Parigi.

Il suo lavoro è pubblicato su numerosi giornali e riviste internazionali, tra cui “Le Monde”, “Liberation”, “L’Express” e “Nouvel Observateur”.

Gilda Sciortino

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