UdiPalermo: a proposito della giunta monosessuata al maschile della Regione Sicilia…

«Ci sembra improbabile, quasi incredibile, che navigati politici con alle spalle lunghi anni di esperienza non conoscano raccomandazioni e leggi che in Italia impongono in modo più o meno prescrittivo, una percentuale di presenza di entrambi i sessi nelle istituzioni e nei governi. Ancora meno crediamo che Musumeci non prevedesse, dopo decenni di lotte delle donne in questa direzione, che avrebbe immediatamente sollevato un vespaio di giuste critiche, varando una giunta monosessuata al maschile, di cui è certo o quasi ciò che gli assessori hanno tra le gambe e molto, ma molto, incerto, ciò che hanno tra le orecchie vista la situazione disastrosa della nostra regione, risultato di una tradizione quasi ininterrotta di governi di soli uomini».  

Ha così inizio il documento che la Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale UDIPALERMO ha prodotto dopo l’ipotesi di rimpasto e la successiva esclusione dell’unica donna assessore della giunta regionale, affermando le impopolari scelte della giunta regionale siciliana. Affermazione, da parte del presidente Musumeci, che, per esempio, ha inevitabilmente generato la nascita delle “Siciliane”, gruppo di donne contro la discriminazione di genere nell’ambito del lavoro, il cui documento è stato sottoscritto da oltre 7mila persone. Ovviamente non solo donne.

«Se analizziamo le giunte delle due più grandi città siciliane, Palermo e Catania, pur con amministrazioni politicamente di segno diverso – si legge ancora nel documento della Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale UDIPALERMO – ci rendiamo conto che almeno una, due donne si trovano per salvare la faccia, tacitare critiche e non farsi accusare di maschilismo. Allora perché escludere che, invece, siano state proprio le donne cui è stato chiesto, che abbiano risposto no? Perché negarsi un sogno e non pensare che Musumeci si sia rivolto a una donna indignata per la cattiva politica degli uomini, ma anche irritata nei confronti delle donne replicanti, incapaci di “essere indipendenti dalla politica che mira al potere”?».

Se, poi, pensiamo alla pandemia, ci si può accorgere con molta serenità che questa ha reso evidente ciò su cui da tempo le femministe insistono inascoltate: la necessità di una politica che metta al centro la cura e la relazione tra gli esseri umani.  

«Siamo davvero sicure che non sarebbe un bene che le donne in alcuni casi gridassero dei no forti e motivati, rifiutandosi di entrare in netta minoranza in giunte di governi che non convincono e non garantiscono rispetto alla possibilità di incidere con scelte chiare in direzione del bene comune? Bene comune che, dalla esilarante dichiarazione fatta, sembra stare molto a cuore del Figuccia. Sarà per questo, per cercare come e dove meglio realizzarlo, che il poverino non ha pace e nel giro di neanche 10 anni ha già cambiato quattro schieramenti politici, approdando ultimamente alla Lega. In sintonia con il suo segretario nazionale cerca a tutti i costi il modo per stare sui giornali e non si rende conto neppure di quello che dice. Infatti, prestando fede alla sua dichiarazione che gli incarichi vanno dati non per quello che si ha tra le gambe ma per quello che si ha tra le orecchie e considerate le polemiche che ne sono seguite, chi potrebbe a questo punto nominarlo più per un incarico di responsabilità? Probabilmente ignora la storia e non sa che le donne, a prescindere da condizioni socio-economiche e da meriti, solo perché donne, hanno dovuto lottare quasi cento anni per il diritto di voto e tralasciamo tutto il resto! Ma soprattutto è ancora più grave per un onorevole regionale lautamente retribuito, che il Figuccia non conosca o faccia finta di non conoscere le difficoltà e gli ostacoli che nella nostra realtà sociale impediscono innanzitutto alle donne una piena realizzazione. Dobbiamo comunque riconoscere che in questo non è solo, ma in buona e abbondante compagnia!».

              

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