ReStart, al via all’Oratorio dei Bianchi con la “Statua del Re” di Serpotta

La statua del re” di Procopio Serpotta, ritrovata e poi restaurata all’Oratorio dei Bianchi;  la mostra dedicata al mondo della navigazione dei Florio con il meraviglioso boudoir: la chiffonnier e lo specchio con il set da toletta di Donna Franca Florio che costituivano originariamente parte degli arredi all’interno della camera da letto dello Yacht Aegusa; la video installazione “Reluceo” dell’artista Dario Denso Andriolo allestita all’ Oratorio di San Mercurio; i percorsi di approfondimento guidati dagli storici dell’arte all’interno di Palazzo Butera.

Sono soltanto alcuni degli eventi che prendono il via venerdi 2 luglio, organizzati in occasione della seconda edizione di  RestArt, il festival ideato da Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente degli Amici dei Musei Siciliani, che apre in notturna, dalle 19 a mezzanottefino al 28 agosto, alcuni tra i siti più importanti della città.

Nel corso dell’inaugurazione, in programma alle 17 di venerdì 2 luglio, all’Oratorio dei Bianchi (piazzetta dei Bianchi), sarà mostrato l’eccezionale ritrovamento, all’interno dei depositi dell’oratorio, della “statua del re” di Procopio Serpotta, in seguito al restauro, promosso dagli Amici dei Musei Siciliani, è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Sicilia.


«Siamo molto contenti che, attraverso il nostro bando annuale, abbiamo potuto sostenere un progetto di restauro così importante che vede il recupero dell’imponente statua in stucco firmata da Procopio Serpotta, che giaceva da oltre 20 anni nei depositi del polo di palazzo Abatellis. Non solo è un’operazione assolutamente coerente con gli obiettivi programmatici della Fondazione – afferma Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia – ma restituisce alla città un capolavoro dimenticato contribuendo alla valorizzazione di un luogo straordinario come l’Oratorio dei Bianchi».

«La figura di un re  – aggiunge Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente degli Amici dei Musei Siciliani ed organizzatore di RestArt – che si rialza e mostra tutto il suo splendore simbolicamente rappresenta la città che riparte mostrando la sua bellezza. Non poteva esserci momento migliore per presentare quest’ importante restauro che segna l’inizio di questa nuova edizione di RestART. Voglio ringraziare la Fondazione Sicilia e il Polo di Palazzo Abatellis per aver voluto condividere questo progetto che certamente contribuirà alla valorizzazione dell’Oratorio dei Bianchi e arricchirà ulteriormente la fama della famiglia Serpotta».

1727…Procopius Serp… fecitrecita il piedistallo dell’opera: torna alla luce un’opera di Procopio Serpotta e con essa un brano di memoria della città.   La “Statua del Re”, così come veniva denominata l’opera nelle pieghe dimenticate delle fonti del tempo, si presenta nella sua nuova collocazione all’Oratorio dei Bianchi. Realizzata in stucco, essa poggia sul suo piedistallo su cui è incisa un’iscrizione oggi lacunosa, che riporta la data 1727, il nome del probabile committente e il nome dell’autore, Procopio Serpotta. L’insieme supera in altezza i due metri, enfatizzati dalla visione dal basso del nuovo allestimento espositivo.  La statua mostra una figura virile in abbigliamento militare da cerimonia con corazza e gorgiera, la mano  al fianco e l’altra a impugnare il bastone, rivolto verso l’esterno in basso.  Nel corso delle demolizioni per il taglio del secondo tronco di Via Roma, l’opera e il suo piedistallo  pervennero all’antico Museo Nazionale, tratti in salvo dalla nicchia sormontante il portale di ingresso della così detta “Casa del Re”, edificio identificato con la statua stessa.  Al museo l’opera fu esposta insieme a stucchi ed altri elementi di decorazione architettonica serpottiani,  fra cui quelli provenienti dalla Chiesa delle Stimmate.   

Il restauro è stato condotto e portato a termine dalla ditta Pragma.

«Dopo quasi venti anni di giacenza nei depositi dell’Oratorio dei Bianchi – spiega Mariella Labriola, che ha condotto il cantiere – la statua in stucco di Procopio Serpotta collocata originariamente in esterno sul prospetto del “Palazzo del Re” demolito nel 1936 per la realizzazione dell’attuale via Roma, l’unica opera a carattere laico che l’erede del grande stuccatore Giacomo ha realizzato nella città di Palermo e raffigurante il giovane Re Filippo II figlio di Carlo V, ritorna a dominare la scena dallo scalone dell’Oratorio. L’opera era stata oggetto di un precedente intervento di restauro in occasione del quale furono eseguite le operazioni di pulitura, consolidamento e integrazione delle lacune, ma non fu completato con l’ancoraggio del braccio destro e con la ricollocazione sul suo piedistallo. Queste ultime operazioni, insieme alla presentazione estetica della superficie, sono state oggetto dell’intervento attuale. Trasportata dal piano terra al primo piano mediante un’autogru, la scultura con il suo basamento sono stati sollevati con l’ausilio di una struttura a tubi giunti e collocati su di un basamento in acciaio fornito di ruote. Rinforzati gli ancoraggi originali tra i piedi e il suo basamento attraverso l’inserimento di perni, e vincolata con il suo perno originale della schiena, l’intervento ha previsto l’ancoraggio del braccio destro alla spalla mediante l’impiego di perni in acciaio inox filettati e modellati per seguire il modellato. Ricomposti e ricollocati tutti i frammenti nella loro sede originaria, l’intervento si è concluso con la stuccatura delle piccole lacune e con l’accordo cromatico delle precedenti».

L’opera, qundi, ritrova la sua collocazione museale nel percorso degli stucchi  dei Serpotta, cui la Galleria di Palazzo Abatellis ha destinato la sede dell’Oratorio dei Bianchi.   In questa occasione sono ripresi gli studi sulla “Statua del Re”, a partire dagli aspetti iconografici riguardanti l’identificazione del personaggio raffigurato,  in relazione alla committenza e dunque alla storia dell’edificio cui la statua si legava. Dai Platamone, ricordati dalle fonti prossime alla datazione dell’opera, fino agli elenchi delle demolizioni dei primi del Novecento, che riportavano la più recente proprietà della “casa del barone Acates con la statua…, segnata col civico 68, in Via del Teatro Santa Cecilia”, l’edificio è collegato in tutte le testimonianze storiche alla presenza della monumentale statua. Le più erudite guide di primo Ottocento, descrivendo strade, palazzi, monumenti e chiese di Palermo non mancarono di sottolineare ai cultori di storia e arte, la casa con la statua del re, tramandandone in automatismo  la identificazione con personaggi storici della Casa regnante di Spagna di secondo Cinquecento, epoca  cui  l’indumentaria della “Statua del re” rimanda, ma la cui corretta identificazione è tuttavia da passare al vaglio dei necessari approfondimenti per verificare la fondatezza della tradizione. 

«Grazie all’iniziativa congiunta degli Amici dei Musei Siciliani e della Fondazione Siciliaevidenzia l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà un’opera di grande pregio esce dai depositi e torna a respirare all’interno del percorso degli stucchi dei Serpotta, cui la Galleria di Palazzo Abatellis ha destinato la sede dell’Oratorio dei Bianchi. E’ motivo di grande gioia per noi tutti che, attraverso il restauro della Statua del Re, recuperiamo un pezzo della nostra memoria; è anche un’occasione importante per testimoniare l’attenzione che, sempre più spesso, i privati dedicano alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale».

«Riguardo agli aspetti propriamente artistici – precisa Evelina De Castro – si tratta di una importante occasione per riconsiderare il catalogo critico di Procopio Serpotta, “ artista degno del padre”, come lo definì Donald Garstang. Coeva agli anni del compimento del suo capolavoro, ritenuta tale la decorazione dell’oratorio di Santa Caterina d’Alessandria, anche la “Statua del Re” riflette “l’elegante stile classicheggiante”. volto a modelli manieristici, che Procopio afferma in quel tempo come  cifra originale del percorso autonomo di maturazione artistica».

In questo primo weekend (venerdi 2 luglio e sabato 3 luglio) del festival, apriranno le porte i quattro oratori serpottiani – Santa Cita, Santissimo Rosario in San Domenico, San Lorenzo e San Mercurio, che ospita uno spettacolare video mapping di Dario Denso Andriolo sonorizzato da Gianni Gebbia e Vito Gaiezza); si scopriranno in notturna anche le tele di Palazzo Abatellis e la sua meravigliosa Annunciata, (mentre dal 10, nei sabato di luglio ogni quarto d’ora, dalle 8 del mattino alle 9, i visitatori potranno godere “5 minuti” da soli con un’opera a scelta tra i capolavori di Palazzo Abatellis). Biglietto: 3 euro per ciascuna visita. Ingressi e prenotazioni su www.restartpalermo.it, scegliendo precisi slot orari, secondo le indicazioni di ciascun sito,).

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