Ci lascia Roberto Calandra, albero centenario dell’architettura siciliana

Calandra

Calandra

Tra i fondatori dell’Associazione Per l’Architettura Organica (APAO) in Sicilia nel 1945, Roberto Calandra era nato a Messina il 2 novembre del 1915. Ci lascia a quasi cento anni compiuti.

E’ stato punto di riferimento basilare non solo con la sua architettura, i suoi restauri, il suo insegnamento e la sua guida morale. Ma anche, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, per la monumentale linfa culturale che emanava attraverso le sue parole e il suo sorriso, pure in un breve incontro di lavoro o di confronto.

Conosciuto per restauri fondamentali nella storia dell’architettura siciliana e italiana, tra i quali lo Steri di Palermo insieme a Carlo Scarpa, Calandra considerava l’architettura e la città organismi viventi. Nei quali, le modifiche eseguite con il progetto erano come vere e proprie esperienze, che s’innestano in una persona nel corso del tempo.

Quando parlavi con Roberto Calandra avevi la sensazione di sognare ad occhi aperti e d’avere il mondo a portata di mano. Avevi la sensazione d’essere nel punto di vista, di quella che noi architetti chiamiamo “prospettiva dall’alto”: quella prospettiva che ti permette, se hai anche occhio felice, di vedere l’insieme come i dettagli.

Lui faceva parte, infatti, di quella generazione di architetti-urbanisti che progettavano, anche con i mezzi artigianali di una volta, “dal cucchiaino alla città”. Che vedevano l’opera del progettista quale creatore di forme, spazi e funzioni in un unicum organico inseparabile nella continuità tra insieme e dettagli. E la cosa più straordinaria, si direbbe oggi, è che riuscivano a realizzare questo concetto nelle proprie opere.

Calandra era dunque, e soprattutto, artista completo. Ma anche più: nella concezione della più nobile delle arti, l’architettura che in se le contiene tutte, non si limitava alla progettazione ma andava al contributo per formare un’istanza sociale, politica e culturale. Non a caso lo troviamo tra i fondatori di “Salvare Palermo”. associazione dal nome altamente simbolico, creata (1985) negli anni in cui Palermo viveva un periodo molto doloroso della sua vita, straziata com’era da pesanti lutti sociali e culturali.

Messinese di nascita e palermitano d’adozione, lo vediamo in innumerevoli iniziative per salvare cultura e ambiente, in una città le cui contraddizioni morali e materiali non potrebbero essere affrontate se non con la possente energia di un maestoso albero dai frutti straordinari.

Palazzo Steri

Palazzo Steri

Figlio d’arte, si laureò in Architettura nel 1937 a Roma. Nel 1939 conseguì il Master of Science in Architecture presso la Columbia University e progettò il padiglione italiano per l’Expo mondiale del 1939 a New York, appassionandosi alle opere di Frank Lloyd Wright, massimo artista e guida dell’architettura organica.

Ufficiale del regio esercito italiano, dal 1940 conobbe la guerra nel teatro balcanico e anche la dolorosa esperienza dei campi di concentramento tedeschi (Belsen), dal 1943 al 1945 a seguito del tentativo di far unire la propria unità ai partigiani. Sposato con Igea, compagna di vita e d’architettura, indimenticabile artista anche lei d’origine messinese, insegnò Disegno (1940-1962), Urbanistica (1962-1966) e Restauro dei Monumenti (1967-1986) nelle facoltà di Messina e di Palermo.

Nel 1982, su incarico della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo, svolse studi storico-critici e analisi filologiche sulla cattedrale di Cefalù, pubblicati in otto volumi nel 1988. Teorico e attuatore del restauro, Calandra ha anche progettato e realizzato grandi esempi d’innovazione e ricerca d’avanguardia nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del restauro, dell’allestimento, tra gli altri: il progetto (concorso) per il Lido di Venezia (1946), il Piano regolatore generale di Enna (1946), il progetto per la Fiera di Messina (1947), l’allestimento della mostra su Antonello da Messina e la pittura del Quattrocento in Sicilia (1953), il nucleo pilota di Borgo Ulivia nel 1957 (insieme a Giuseppe Samonà, Antonio Bonafede ed Edoardo Caracciolo), il progetto per il Nuovo museo nazionale di Messina (1974-1976), il progetto di ripristino delle sale Montalto all’interno del Palazzo dei Normanni (1987-1999).

Gabriele Bonafede

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